lunedì 16 gennaio 2017

Il meglio del 2016 (top 50?)

scritto da Fabio (Pinco11)

Intorno alla fine di ogni anno, fatalmente, si finisce per essere coinvolti nelle millemila classifiche che tutti propongono, riferite alle cose migliori che si sono verificate nell'anno appena passato e noi non ci sottraiamo a questo piccolo rituale, naturalmente proponendo un elenco dei titoli di maggior spicco usciti nel 2016.
Le premesse sono le nostre solite, prima fra tutte quella di non aver alcuna pretesa di voler compilare una classifica (da qui la scelta di non numerare i titoli), ma semplicemente di proporre all'attenzione dei nostri lettori un elenco di giochi che in qualche modo si sono distinti tra gli altri, tenendo conto che il rapporto tra ciò di cui vi parliamo e ciò che è uscito è in ragione di 1 a 20 …
Partiamo però dalla prima classica domanda, ovvero: "Com'è stata questa annata?".


UN "ANNO DI TRANSIZIONE"

La frase in questione ("anno di transizione") in verità è una di quelle che si sentono molto in ambito sportivo ed è spesso sinonimo di periodi nei quali le competizioni non hanno restituito grossi risultati o nei quali non si sono raggiunti gli obiettivi sperati.
Devo premettere, quindi, che nel complesso sul mercato sono arrivati sempre un sacco di titoli (l'ordine di grandezza pare rimanere intorno al migliaio) e che gli editori "tradizionali" (ovvero quelli che producono e rischiano in proprio nel mettere sul mercato i loro prodotti) sembrano riuscire a tenere botta a fronte dell'avanzata di Kickstarter e i suoi fratelli, in parte anche per via dei diversi target di mercato.
Su questo aspetto direi che oramai per i titoli con miniature o basati sulla componentistica il crowdfunding sembra essere divenuto il mezzo normale di vendita, eventualmente seguito, in caso di grande successo, da edizioni standard (come accaduto in passato, per esempio, con Zombicide), mentre i titoli german paiono far più fatica sulle piattaforme di finanziamento collettivo, trovando ancora nella produzione classica il loro sfogo migliore.

Venendo a parlare della qualità media dei titoli essa rimane, ad onta dell'etichetta che ho applicato, elevata, perché oramai, con un trend che si ripete da anni, è difficile trovare, anche nelle produzioni più piccole, titoli che si palesino come del tutto carenti di cure grafiche o mancanti nei materiali.
È da qualche anno, insomma, che la componentistica ha compiuto i passi necessari ed è generalizzata la convinzione che una bella presentazione sia il biglietto da visita per farsi notare, per cui molte sono le energie spese, anche da editori alla primissima esperienza, per mettere sul tavolo prodotti che siano dotati di materiali apprezzabili e, soprattutto, di una veste complessiva (copertina, grafiche, ...) più che gradevole.
Due o tre anni fa era partita anche l'idea dell'utilizzo del cartone pesante per la costruzione di materiali di gioco (vedi le carrozze di Colt Express) e altri titoli hanno fatto uso di tali tecniche, ma direi che la cosa si è diffusa meno del previsto (da me), rimanendo un'idea d'impatto che alcuni hanno perseguito, senza divenire un requisito di mercato.
È su come i titoli girano, forse, che mi resta qualche remora, nel senso che il gran numero di titoli in uscita comporta una richiesta di idee massiccia da parte del mercato e tempistiche che forse mettono alla prova la capacità e/o la voglia di testare in modo approfondito i vari titoli in produzione. Nel contempo la massa di uscite rende chiaro il fatto che i giocatori più appassionati dedichino alla fine una media di poche partite ad ogni gioco acquistato, per cui è anche il mercato stesso, a essere onesti, a non spingere troppo (se non quando nelle recensioni si parla di longevità) perché in vendita arrivino effettivamente titoli in grado di reggere all'usura del tempo.
L'idea spesso è quella che, se finirai presto il gioco ed esso avrà comunque successo, sarà grazie alle espansioni che potrai poi completare la tua esperienza e diverse volte si ha la chiara sensazione che parti del prodotto siano state scorporate a tal fine, anche solo per incidere positivamente sui costi di produzione.

Andando nello specifico, poi, quando si tirano le somme su di un periodo, inevitabilmente la valutazione è legata, in questo tipo di giudizi, ai titoli di punta che sono usciti, perché di anno in anno ciò che ti rimane è poi quello, ossia ciò che ha possibilità di rimanere nella collezione ristretta di chi ha poco posto o comunque negli scaffali in evidenzia dei collezionisti.
Personalmente sono attratto, lo sapere, dai titoli di maggiore consistenza (cinghiali) e qui il trend resta, purtroppo, quello tipico di una specie in fase di lento spopolamento.
Da anni oramai gli editori (questo ce lo siamo detti più volte) hanno identificato nei 60 minuti circa il tempo ideale di gioco e questo ha portato a una generale tendenza a condensare il gameplay in modo tale da non sforare, anche nei titoli di maggior peso, il paio d'ore.
La cosa ha portato anche ottimi risultati, sotto forma di affinamento delle regole, divenute spesso più lineari, ma nel contempo diventa sempre più facile trovare filler o party game o ancora giochi di carte vari e sempre meno di reperire giochi in scatola classici che odorano di selvatico.

Faccio, prima di esprimere il mio pensiero, un passo indietro al 2015 e vedo che quell'annata aveva riservato, nel bene o nel male, l'uscita di parecchie cose di valore, con in vetta Pandemic Legacy, titolo che occupa ora stabilmente la prima posizione della classifica di BGG. Sto parlando di un cooperativo che si basa sul sistema legacy, ovvero sull'idea che lo stesso tabellone e materiali debbano cambiare di partita in partita sulla base di ciò che sia successo, incidendo questo sull'utilizzabilità stessa del materiale di gioco (se dai retta a loro certe carte le butti proprio ...) e questo sistema può piacere o meno, ma rappresenta una vera innovazione (o almeno una tendenza) nel mondo dei boardgames e sotto questo aspetto è comunque apprezzabile.
Un'altra ventata di novità l'ha portata poi T.I.M.E Stories, un gioco narrativo e di investigazione che viene a rappresentare una sorta di anello di congiunzione tra giochi di ruolo e giochi da tavolo, con il materiale di base che consente di giocare la prima, consistente, avventura e per il resto rappresenta la base per una serie di storie addizionali, ovvero di un sistema di gioco.
Nel campo del gioco a due 7 Wonders: Duel ha a sua volta sfondato, proponendo una sintesi tra alcune idee tipiche del suo predecessore, fuse con altre nuove, così come in quello dei party games era uscito quel mostro che è Codenames, titolo che riesce a proporre una meccanica affine a classici del passato (vedi Taboo), ma nel contempo elegante e tanto euro.
Se ci aggiungiamo poi un piccolo capolavoro del gestionale come Marco Polo, il fortunatissimo Scythe, il discusso (perché non osannato da tutti, ma soggettivamente, agli amanti dell'editore, graditissimo) Food Chain Magnate, la nuova edizione di Through The Ages e un paio di altri titoli di indubbio valore, come Mombasa e The Gallerist, abbiamo citato solo cose che attualmente risiedono nella top80.
In ordine sparso, tra i memorabili, poi ci sono anche Grand Austria Hotel (uno dei miei titoli più graditi in assoluto dell'anno), ma pure, in quota american, Forbidden Stars, Zombicide: Black Plague, il gioco di carte di Arkham Horror e tra i leggeri quella piccola perla di ingegno che è stata Potion Explosion.
Cito ancora Signorie, Nippon, Celestia, Bloody Inn, Super Motherload, Automania, Oh My Goods!, Ponzi Scheme, Il Consiglio dei quattro, Blood Rage e Conan e chissà quanti altri ne dimentico, il tutto per dire che il 2015 era stato un anno, visto a posteriori, piuttosto ricco di titoli, ma anche e soprattutto che proponeva diversi spunti innovativi in vari filoni.

Ecco, nel 2016 tutta questa vitalità è forse un pochetto mancata e la logica della frase di esordio è forse quella che quello appena passato è stato un anno di consolidamento, come è necessario che sia quando si è appena chiuso un anno nel quale l'evoluzione ha forse compiuto qualche passetto in più.
Pensando ai cinghiali lo spopolamento è ben avvertibile e ce ne rendiamo conto vedendo che la What's Your Game è uscita con un solo titolo (Brasil è slittato), la Spielworxx ha proposto il solo Solarius Mission, del quale però non si è sentito praticamente nulla nel dopo fiera (dove era esaurito), la Quined (che nel 2015 aveva in catalogo Haspelknecht) ha solo riproposto Vanuatu (oltre al più leggero Papà Paolo e a una sua versione di Key to London), la R&D di Breese si è limitata ad un restyling di Keyflower con il suo Key to The City, la Splotter non è nemmeno uscita con novità e la stessa Eggert che pure ha proposto l'ottimo Great Western Trail, è caduta nella tentazione del restyling con la nuova edizione di Speicherstadt (ora Jorvik).
Alla fine, quindi, in quota cinghiali restano alcuni ottimi titoli, tra i quali spiccano un paio di italiani, ovvero Lorenzo il Magnifico e Railroad Revolution (con autori Luciani-Gigli-Brasini e Nicolini-Canetta), nonché Pfister con il suo Great Western Trail, ma la sensazione è quella di una nicchia che procede a un ritmo leggermente più lento rispetto alle altre.
Mancano, per esempio, a questo giro Sentieri-Soledade e Lacerda e anche un paio di mostri sacri come Rosenberg e Feld si sono attirati qualche critica. Mentre il primo, però, con il suo Odino ha proposto un qualcosa che è anche, almeno in parte, fresco, per il secondo registriamo per Delphi una relativa insoddisfazione dei fan dell'autore.
Allargando lo sguardo c'è anche altro, come Tramways, molto splotteriano, Colonist, Terraforming Mars (il vero campione dell'hype di quest'anno), ma quello che manca, con l'eccezione forse di Great Western Trail, è qualcosa di realmente fuori dagli schemi o che possiamo pensare come un gradino ulteriore salito nella scala evolutiva.

Quanto al panorama dei titoli di peso medio e basso, credo che si muova qualcosa, perché di cosette interessanti e carine in giro ne ho trovate, ma qui, in larga parte, si tratta di andare a pescare nell'enorme piscina degli underdog, ossia dei titoli dei quali a priori si sa poco e che, proprio grazie alle basse aspettative, è più facile che ci colpiscano.
È chiaro che tirare delle somme a gennaio, riferendosi a una stagione che si è conclusa con l'uscita di una alta percentuale di titoli ad ottobre significa non aver avuto il tempo materiale di provare tutto, ma nel contempo Internet è un grande mare e il richiamo delle sirene (il gioco xxx è bellissimo ... provalo ...) o degli amici è sempre forte e sotto questo aspetto devo dire che per ora di gente che grida al miracolo ne sento poca.
Anche editori tradizionalmente forti, tipo per esempio la Days of Wonder o la Space Cowboys, a questo giro sembrano aver riscosso, come sempre, un buon apprezzamento, ma non hanno sfondato (vedi Quadropolis, il nuovo Ticket to Ride e Via Nebula, che pure a me è piaciuto molto molto).
Emergenti in questo ambito sono così titoli leggeri come Kingdomino od Oceanos o Kanagawa, ed anche autori che si erano distinti per cose più di peso hanno abbassato il tiro (vedi First Class).

In casa American, mi chiederete, cosa si muove?
Be', qui il tutto si svolge praticamente fuori del mio controllo, perché ammetto di occuparmi meno di questo settore, però qualche indicazione la posso fornire lo stesso e qui forse la vitalità si avverte più che nell'ambito dei miei amati cinghiali euro.
Abbiamo infatti assistito all'uscita di uno Star Wars Rebellion e l'onda lunga dei giochi di miniature sembra non arrestarsi, visto i successi di Kingdom Death Monsters o di Mech vs Minions (già nella top 100 di BGG), ma pure i giochi di carte (vedi tra tutti quello di Arkham Horror) procedono nel loro avanzare.
Se poi ci aggiungiamo titoli come Cry Havoc (una sorta di seguito spirituale di Blood Rage), The Others, il lancio della linea Destiny di Star Wars e l'idea che la FFG sta perseguendo di sviluppare app per trasformare diversi dei propri titoli da semi a full cooperative (vedi Casa della Follia e Descent), è forse in questo ambito che sembrano essere finite le energie di rinnovamento che a questo giro sono risultate leggermente più basse in ambito euro.

GIOCO DE PANZA, GIOCO DE SOSTANZA …

Visto che sono io che scrivo, ben sapete quale è la categoria che prediligo, ovvero quella degli amati cinghiali (o simili), per cui è da loro che parto nel mio elencone, andando in ordine rigorosamente sparso.

Great Western Trail. Pfister (Eggesrt, Uplay.it in arrivo) è in questo momento l'autore di punta e conferma di avere una ottima vena creativa con questo titolo, che si propone come solido e nel contempo fresco il giusto, visto che le meccaniche sono frutto dell'evoluzione della categoria dei gestionali (costruisci edifici, svolgi azioni, fai un poco di deck building), ma nel contempo mettono in tavola un piatto dal sapore finalmente diverso dal solito giavvisto, tanto che gli accostamenti (il più vicino mi sembrava Caylus, ma siamo lontani da quello che abbiamo davanti a noi) risultano difficili.
Difficile da digerire subito, come devono essere i buoni gestionalotti, ma anche sufficientemente ben costruito da rimanere in mente dopo la prima partita, per me sicuramente uno die migliori di questa stagione (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Lorenzo il Magnifico (Cranio Creations). Qui siamo in casa Italia, con un titolo che rispecchia la storia degli autori, non a caso ideatori, prima di questo, di cosucce come Marco Polo e Grand Austria Hotel, tra i titoli migliori usciti negli ultimi anni. Non è quindi una sorpresa scoprire come anche questo gioco abbia i crismi della grandezza e proponga una efficace sintesi delle idee che hanno caratterizzato la storia recente dei loro autori (Luciani e due degli Acchitocca, ovvero Gigli e Brasini). Siamo qui in controtendenza rispetto ai percorsi americani di Pfister, perché, mentre il game designer tedesco propone un tabellone che va progressivamente crescendo di dimensione, la perla italiana invece si colloca nel genere dei titoli dove la 'coperta è sempre corta' e la si tira a più non posso da una parte e dall'altra per far tornare i conti ad ogni giro.
La lotta qui è all'ultimo respiro, per riuscire ad aggiudicarsi prima degli altri la carta desiderata, per poter attivare quelle combo che si voleva e in ogni momento si avverte la necessità di cogliere in ogni attimo il meglio tra le opzioni che, turno per turno, vanno diminuendo, restituendo sempre la sensazione che, con un tempo in più a disposizione, si sarebbe potuto fare mooolto meglio (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Railroad Revolution (What's Your Game, Red Glove). Mappa con percorsi da costruire (check). Città con poteri variabili (check). Lavoratori (check). Binari (check). Obiettivi da soddisfare (check). Ok, ci sono tutti gli elementi tipici di un gestionale a tema ferroviario, ma la novità, utile a mescolare le carte il giusto, sta nella presenza del sistema di gestione dei lavoratori, che nel corso del gioco a volte aumentano di numero, per essere poi inesorabilmente spesi e perduti per sempre, il tutto cercando di costruire, fruendo dei cinque colori di essi disponibili, il miglior gruppo, idoneo ad ottenere i migliori bonus dalle azioni che si vanno a compiere. Il worker pool building che caratterizza il gioco non vale a stravolgere i canoni del gestionale, ma nel contempo riesce ad essere sufficientemente nuovo per attrarre come falene al fuoco gli amanti del genere, con una giocabilità anche in tempi ridotti che rende il tutto più che gradevole (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Colonisten (Lookout). Qui siamo davvero nel classico, in tutti i sensi. Di fronte a noi troviamo una scheda alla Rosenberg d'annata, destinata ad ospitare una sfilza di edifici, omini e risorse e ad ogni turno non facciamo che muovere i nostri pedoni su di un tabellone esagonato, che consente ad ogni passo di ottenere un effetto, del tipo “raccogli risorse – spendile per costruire edifici – produci e riparti da capo”. Ripeti il tutto il numero di volte desiderato e ottieni un gestionale solido solido, quasi di pietra, che si ispira a canoni più classici dei Rosenberg d'annata, ai quali sembra ispirarsi, al punto da dar vita ad un titolo più monarchico dello stesso re. Per chi ama le lasagne e le mangerebbe tutti i giorni senza mai annoiarsi.

Ein Feast für Odin (Cranio Creations). Rosenberg è sicuramente uno degli autori più rappresentativi dell'ultimo decennio di storia ludica e il suo percorso creativo può essere sicuramente definito come la più efficace conferma del concetto darwiniano che l'evoluzione difficilmente procedere per salti. Le sue ideazioni, infatti, ogni volta rappresentano la sintesi di concetti già tipici di sue precedenti creazioni e stavolta, a sorpresa, i geni che son stati mescolati sono quelli di Patchwork, che incontra Fields of Arle, creando un gestionalone nel quale ad ogni turno si sceglie tra una cinquantina di diverse opzioni, il tutto cercando di prelevare (con un ipotetico sfondo vichingo) diversi polimini da assemblare sulla propria plancia seguendo millemila regolette. Per i fanboy dell'autore un titolo probabilmente imperdibile, con qualche esitazione solo per chi mal vede l'abbinamento tra i concetti di Tetris e Gestionale pesante (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Scythe (Stonemeier Games, Ghenos). Uscito da Kickstarter e già disponibile in demo alla Essen 2015, è nel 2016 che è arrivato in maniera massiccia sul mercato e nel giro di pochi mesi si è conquistato rapidamente la palma del miglior titolo dell'anno nella classifica di BGG. Le meccaniche di base sono quelle tipiche dei gestionali classici, diremmo di tradizione europea, visto che siamo di fronte ad un classicissimo selezione azioni nel quale, mano a mano, andiamo anche a incrementare il nostro motore produttivo, facendo crescere la portata degli effetti prodotti dalle singole azioni svolte.
Nel contempo su questa base, tipo innesti agricoli, l'editore-autore ha inserito diversi tocchi tipici della tradizione american, a partire da delle belle miniaturone che fanno tanto battaglia, dalla possibilità di andare anche, in qualche modo, a combattere su di un tabellone esagonato e una serie di colpi di classe sui materiali (vedi le schede con gli incavi per tenere meglio traccia dei miglioramenti, senza paure di scombinare tutto con scosse e movimenti improvvisi) che hanno inciso sul prezzo, ma anche sulla qualità complessiva. Meno interattivo di quanto a prima vista parrebbe (se si parte dal presupposto che siamo fazioni in guerra tra loro), anche se molto di più del gestionale classico, sembra essere divenuto per molti l'anello di congiunzione tra due generi, anche se è più german che american, di gran lunga … (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Terraforming Mars (Fryx Games, Ghenos – ad aprile?). Uscito a sorpresa da un piccolo editore scandinavo, ha spopolato grazie al giusto timing, che lo ha visto esordire sul mercato già alla Gen Con, arrivando così ad Essen già sull'onda di un hype inarrestabile. Di che si tratta? Volendo dirlo in poche parole è un gestionale a base di deck building, con carte ad effetti variabili grazie alle quali si va a costruire un motore produttivo complesso. Ogni effetto, poi, trova sfogo anche sulla plancia centrale, che simula efficacemente il processo di terraformazione del pianeta rosso. C'è quindi tutto il necessario per attrarre gli amanti di vari generi e ambientazioni e il risultato è quello di essere al momento il secondo titolo del 2016 per classifica di BGG. Attesa, per dipendenza dalla lingua generata dal testo sulle carte, l'edizione italiana, in arrivo, si dice, per la prossima Play. Qui la nostra rece.

The Oracle of Delphi (Pegasus, Cranio Creations). In un'annata nella quale alcuni dei game designer più noti degli ultimi anni hanno visto uscire qualcosa di proprio non poteva mancare all'appello anche Feld. Stavolta però quanto ci propone risulta piuttosto diverso dai suoi soliti schemi, abbandonando la classica 'insalata di punti' tipica dei suoi classici dal gusto selvatico a favore di una curiosa 'corsa' in giro per un tabellone esagonato con i giocatori impegnati nello svolgere prima degli altri le dodici fatiche di Ercole. Guardando qua e là emergono le vestigia della mano del genietto tedesco (vedi la rotella sulla scheda giocatore o i dadi randomizzatori), ma il gusto del titolo è curiosamente anomalo per la produzione feldiana. È quindi facile che questo titolo possa piacere anche a chi fan di Feld non è e/o viceversa :)

Star Wars Rebellion (FFG, Asterion-Asmodee). Egregio sfruttamento della licenza di Guerre Stellari, propone su di un tavolo molto ampio l'eterna sfida tra Impero e Ribelli che ha fatto la fortuna della saga. Ampia dotazione di componenti e in particolare di miniature, rappresenta il classico impegno per una lunga serata, ma ha sfondato, collocandosi nelle prime posizione della classifica di sempre di BGG. Qui la recensione.

Case della Follia seconda edizione (FFG, Asterion-Asmodee). Uno dei segni di vitalità del mercato american. 
Per quanto rappresenti una rivisitazione di un un titolo vecchio, la cosa innovativa sta qui nella sempre più pervasiva fusione tra il gioco da tavolo e il mondo digitale, con un'app per tablet o smartphone che è qui utilizzata per gestire i movimenti del cattivo, in sostituzione del giocatore che nel gioco classico lo teneva. In questo modo un semicooperativo è trasformato in cooperativo puro e il tutto è fruibile di conseguenza anche in solitario. 

Mech vs. Minions (Riot Games). Ci sono miniature. È cooperativo. È ambientato in un mondo tratto da un videogioco. È nella top100 di BGG (ovviamente). Qui mi fermo.

Key to the City (R&D - Quined). Breese in versione risparmiosa propone una rivisitazione del fortunato Keyflower che trova a questo giro una ambientazione nella città di Londra e una variazione di regole, con l'introduzione di vie di collegamento. Ovviamente nulla di troppo nuovo, non ha per ora sfondato.

Tramways (AVStudio Games). Astrattamente punto di arrivo di una serie di titoli ideati da Alban Viard, propone in verità meccaniche di gioco molto da Splotter, con una griglia quadrettata che fa tanto Food Chain Magnate e con logiche da preleva e consegna che ricordano molto Steam che si incrociano con le piccole cattiverie tipiche degli olandesi. Alla fine una piccola sorpresa per come gira, anche se per Internet se ne parla poco, complice la componentistica funzionalista e il fatto che anche se sembra uno Splotter, non lo è :) (cliccando qui andate alla nostra recensione).

PESI MEDI

Questa è una categoria davvero difficile da definire nei suoi limiti, perché con il progressivo snellimento dei cinghiali, sempre più brevi, alla fine qui dentro rischia di non rimanerci nulla o quasi. Diciamo, quindi, che ci infilo chi non è abbastanza 'pesante' per essere un cinghiale e non abbastanza leggero per essere un 'family'. Ci siamo?

Ulm (HUCH!, dV Giochi). Qui siamo davvero nel classico, con un peso medio che si propone di seguire i canoni tipici di titoli di successo della categoria, sulla scia, per capirci, di un Pilastri della Terra. Grafica sopraffina (Menzel), componenti ben studiati, qualche materiale 3D (la cattedrale, anche qui, seppur di cartone, fa una bella figura) e meccaniche che risultano interessanti il giusto per incuriosire, senza però essere eccessivamente complesse per non restringere troppo il target di pubblico. Bella l'idea della matrice 3x3 sulla quale si collocano pedine azione per scegliere quale mix di azioni si potrà compiere nel turno, classicissimo per il resto, riesce ad attrarre il pubblico anche grazie a un intelligente posizionamento nella giusta fascia di prezzo. Qui la recensione.

First Class (Hans im Glück). Ideato dagli stessi autori di Russian Railroad, questo titolo, come al solito uscito senza alcuna comunicazione preventiva in occasione della fiera di Essen, era atteso come gioco di un certo peso e si rivela invece come piuttosto agile e veloce, con partite a due che possono stare comodamente nella mezz'oretta.
Giocato più volte (soprattutto nel testa a testa) lo avvicino molto ad una sorta di 7 Wonders: Duel a tema ferroviario, per la velocità che lo contraddistingue e per la rapida diminuzione delle scelte a disposizione. Ben oliato, è un titolo che sta facendo fatica ad emergere, anche se si dimostra, messo sul tavolo, più che valido: forse è penalizzato dal fatto di essere (imho) decisamente più appetibile a 2 che a 4 giocatori (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Via Nebula (Space Cowboys). Tuttora (misteriosamente) poco considerato dalle masse, si è rivelato sui miei tavoli un successo costante, nella sua qualità di titolo dalla difficoltà realmente appena un filo superiore al family, ma nello stesso tempo coinvolgente il giusto per appassionare anche i giocatori più esperti. Ai giocatori (gamers) ai quali l'ho proposto è risultato talmente gradito da aver rappresentato per un periodo il filler ideale (sta in mezz'oretta in 4) da alternare ai classici cinghiali. Meccaniche: creazione reti e raccogli e consegna. Una versione light light dei concetti classici (Steam) di un Wallace qui in grande spolvero (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Imhotep (Kosmos, Giochi Uniti). Una vera sorpresa. Titolo facile da spiegare e immediato, adattissimo anche per neofiti, che propone la sfida di costruire monumenti nell'antico Egitto, ma con due regole e via. Bei materiali, colpisce come ottimo introduttivo e non a caso è finito, tra lo stupore generale, tra i titoli selezionati per lo Spiel des Jahres.






DAVVERO PER TUTTI

Kingdomino (Blue Orange, Oliphante). Bruno Cathala propone qui un'idea di partenza facile facile, con due regole in croce, con la quale ha sviluppato un titolo che si spiega a chiunque in due minuti, rimanendo sufficientemente coinvolgente e con quel briciolo di spessore per accattivare anche i giocatori più esperti. In cosa consiste? Ad ogni giro ognuno seleziona, a turno, una delle tessere (rettangoli di due caselle, come il domino) disponibili sul tavolo e la unisce al proprio reame, cercando di creare aree dello stesso colore il più grandi e produttive possibile (tenendo conto della presenza di coroncine, che danno punti: il punteggio di ogni area è pari al numero di caselle dello stesso tipo che la compongono per il numero di corone ivi incluse). Immediato, ma non banale, nonché ben realizzato come componenti ed economico il giusto: in poche parole gli ingredienti per uno Spiel des Jahres (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Dream Home (Rebel, Asterion-Asmodee). Titolo che propone la sfida di predisporre la nostra nuova casa, si sta facendo strada nel tamtam degli appassionati e sta cogliendo un buon successo, pur partito in sordina. Grafica gradevole, regole non troppo complicate, sembra essere uno dei pochi realmente medi in giro ed è apprezzato anche per un paio di ideuzze proposte (cliccando qui andate alla nostra recensione).


Imagine (Oliphante). Semplicemente geniale. Prendi una idea di base classica da party game, ovvero fai indovinare agli altri partecipanti una parola (o concetto, tipo il titolo di un film) e mettici dei materiali diversi dal solito, ovvero un mazzo di carte trasparenti che recano dei disegni stilizzati e proponi la sfida di utilizzare unicamente le carte (senza parlare o emettere suoni) per mimare i concetti indicati nelle carte. Ci metti tre secondi a spiegarlo e trenta per capire che il tutto è mooooolto meno facile di quanto penseresti (forse il suo unico limite sta in questo). Il tutto in una scatolina compatta e con materiali attraenti a vista, rappresenta il futuro del party game :) (cliccando qui andate alla nostra recensione).

13 Indizi (13 Clues), di Andres Voicu, per 2-6 giocatori, con tempo a partita di circa una mezz'oretta, età 8+. Scorrendo i componenti la prima cosa che balza all'occhio sono le carte indizio, 30, le quali riproducono i classicissimi, luogo, persona ed arma tipici degli investigativi di una volta (è stata la ballerina al mercato con il martello ...), ma anche i leggii, uno per ogni giocatore, perché essi hanno lo scopo non solo di nascondere al loro interno due carte (visibili solo al giocatore), ma anche (alla Hanabi) di alloggiare sul loro esterno tre carte, che saranno quindi visibili solo agli altri giocatori e non al proprietario del leggio. L'idea del gioco è piuttosto semplice, come confermano le regole, che stanno in due pagine, dando l'idea di un prodotto pensato per un pubblico ampio.
Ad inizio partita ogni giocatore riceve cinque carte (tra le quali almeno un luogo, un personaggio e un'arma), ne sceglie due che trattiene all'interno del proprio leggio e pone le altre tre (tra le quali almeno un luogo, un personaggio e un'arma) sull'esterno del leggio del giocatore al suo fianco. Quelle tre carte rappresentano le circostanze del delitto che il giocatore sul leggio (lato esterno, per lui non visibile) del quale si trovano deve indovinare. Alcune carte, infine, sono poste a faccia in giù sul tavolo (indizi forniti dall'informatore). Nel corso della partita il giocatore di turno dovrà dedurre quali siano le proprie carte, formulando le giuste domande ai giusti giocatori.
L'idea è accattivante e mescola sensazioni familiari (il maggiordomo con l'attizzatoio nel salone ...) provenienti da giochi diversi (Cluedo, Indovina Chi?) all'interno di un gioco del tutto nuovo. Adatto anche a giocatori occasionali (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Bubblee Pop (Bankiiz – Blackrock). Prendi una idea tipica dei giochini per smartphone e tablet, ovvero i giochini tipo jewel (componi una striscia di tre o più palline dello stesso colore e falle scoppiare) e trasponila in un giochino per due. Ottieni così esattamente Bubblee Pop, che inserisce su quel concetto base un paio di regolette addizionali (gli effetti prodotti da ogni singolo colore delle palline e la presenza delle palline nere indistruttibili) che rendono il tutto tutt'altro che banale e intrigante il giusto. Bei colori e buon confezionamento completano un titolo che emerge a sorpresa dalla massa, senza essere in nessun modo un clone di Pozioni Esplosive, pur partendo da presupposti simili (cliccando qui andate alla nostra recensione).

GLI UNDERDOG

Qui inserisco i titoli, in larga parte tuttora sconosciuti ai più, che sono capitati sul mio tavolo in modo più o meno casuale e senza essere preceduti né da fanfare, né da passaparola di giocatori, ottenendo risultati clamorosi (ossia di un buon successo nei miei gruppi di gioco).

Amis Cube (Deinko). L'editore coreano quest'anno è arrivato ad Essen con un qualcosa di completamente diverso dal solito, ossia con un gioco di abilità manuale e spaziale, ideao con componenti del tutto particolari. Qui infatti si devono per prima cosa assemblare dei polimini 3D utilizzando allo scopo appositi blocchi da costruzione ideati apposta per il gioco e poi si procede a formare con essi dei cubi. Ad ogni turno si passa al giocatore a fianco uno dei propri pezzi e ci si cimenta quindi in una corsa ad essere il primo a ricomporre il proprio cubo. Un incubo per chi non ha abilità nella visione di forme nello spazio, ha riscosso un successo clamoroso, soprattutto in tavole miste bimbi/grandi, a volte con esiti del tutto inattesi. Nota di stramerito per l'idea, davvero originale e per i materiali. Purtroppo penalizzato, sinora, dalla scarsa notorietà su Internet e dal costo (legato ai materiali) non contenutissimo.

Clank! (Renegade Game Studios). Un deck building a sfondo esplorazione labirinti che gode del marchio "Sergio approved", che ha suscitato un certo entusiasmo in rete grazie ad una grafica curata ed all'idea della fusione di due generi. Per ora non troppo diffuso dalle nostre parti, ma in trend positivo (qui la recensione).

Klask (Oliphante). È del 2014, ma l'ho scoperto quest'anno e quest'anno la Oliphante lo ha inserito in catalogo, per cui ne parlo senza problemi. Si tratta di una sorta di mix tra l'air hockey che vedevamo nelle sale giochi di una volta e i biliardini da casa e propone, in una dimensione più che accettabile (circa 40 x 20 cm) le sensazioni tipiche di ambo i giochi, con una pallina che deve essere colpita utilizzando allo scopo dei paletti mossi grazie a dei magneti che si muovono sotto il tavolino. Semplice il giusto, la sua idea di base era forse tipica di qualche predecessore, ma ha avuto il merito di riproporre il tutto nel giusto formato e fascia di prezzo, divenendo in casa mia il protagonista di diversi tornei e in poco tempo uno dei titoli più giocati dell'anno (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Vikingdoms (Mind Fitness Games). Sto parlando della versione 2.0 di Six Making, gioco ideato da un poco conosciuto autore rumeno (Jeff Jodo ...) che è riuscito a farsi notare, tanto da ottenere (con Six Making, uscito ora sotto il nome di Sixth) una edizione in larga scala grazie alla Blue Orange (e in Italia alla Oliphante).
Qui l'autore ha aggiunto un paio di idee e una teorica ambientazione vichinga, proponendo un modo per collegare varie partite in una sorta di minicampagna. Geniale l'originale, anche il seguito non poteva che meritare lo stesso appellativo, soprattutto considerando che i materiali qui sono assolutamente azzeccati, proponendo un astratto godibilissimo e ben presentato a un prezzo contenutissimo.

Flamme Rouge (Lautapelit). Tema ciclistico declinato in modo assai intelligente in salsa quasi family, con meccaniche semplici da spiegare, ma che risultano, se giocate con intelligenza, tali da consentire a chi si applichi alla ricerca delle migliori tattiche vittorie sorprendentemente sicure. Buoni materiali ed espandibilità notevole (anche pescando in Internet diverse idee proposte dallo stesso autore per collegare i percorsi) hanno garantito un ottimo riscontro sul mio tavolo anche a giocatori normalmente non troppo simpatizzanti delle corse a due ruote (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Cry Havoc (Portal). Dopo il successo ottenuto lo scorso anno da Blood Rage, che ha rappresentato per alcuni fan di Risiko l'occasione di passare ad occuparsi anche di qualcosa di diverso, non poteva mancare quest'anno un titolo, sempre a base di miniature, che riproponesse l'idea dello scontro tra eserciti (di dimensioni però contenute), su di una mappa (a sua volta composta da meno terreni di un Risiko) divisa in territori e a tema, qui, sci-fi. Il risultato ha sfondato molto in America, dove alla Gen Con era andato forte, mentre si è un poco persa per strada, con Essen, la sua eco, ma chi lo ha provato mi restituisce sensazioni positive, per cui lo inserisco ...

Fields of Green (Artipia). Prendi l'idea alla base di un titolo di piazzamento tessere (con un pizzico di Sim City) a sfondo spaziale (parlo di Among the Stars) e cambiane l'ambientazione, inserendoci un tema agricolo e colori rilassanti tendenti al verde. Ottieni così un risultato simile a quello ottenuto dalla Portal facendo diventare il (meno noto) 51th State un (assai più noto) Coloni Imperiali. Idee solide, bei colori e nuova ambientazione = successo sicuro :) 

Kanagawa (IELLO). Lo hanno definito una sorta di Coloretto pimpato, ma la realtà è che un gioco dalla componentistica estremamente curata, che colpisce subito l'occhio e che, una volta grazie a ciò giunto sul tavolo, tende a tornarci spesso. Leggero e relativamente facile da spiegare, è il classico gioco sia per famiglie che per gruppi di persone più abituali giocatrici, che sono alla ricerca di qualcosa da mettere sul tavolo per far calare la tensione di un cinghiale (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Arboretum (Z-Man – Abacus). Un gioco di carte assolutamente brillante e fuori dagli schemi, propone un tema classico, ovvero la raccolta di set di carte dello stesso tipo, ma declinato qui in modo del tutto fuori dagli schemi classici, visto che propone anche la sfida di costruire, con le carte raccolte, delle sorte di percorsi, il tutto tenendo in mano anche carte per conquistare delle maggioranze. Tutt'altro che facile sia da spiegare che da capire, si è rivelato per tutti i miei compari di gioco (o quasi) una sfida inattesa e graditissima (il nostro Teo invece non l'ho capito …). Sarebbe del 2015, ma l'esistenza di una edizione 2016 della Abacus mi consente di riproporlo qui :) (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Codenames: Pictures (CGE, Cranio Creations). Versione 2016 del successone Codenames. Qui le parole che comparivano nel predecessore sono sostituite da disegni, un poco astratti e concettuali, in bianco e nero.
L'idea di base resta intelligente e rappresenta un'evoluzione decisa dei concetti già alla base di titoli come il classico Taboo, ma qui la genialata sta nel consentire al giocatore di turno di pronunciare una sola parola per far capire ai compari di squadra a quali tra le parole (qui disegni) sul tavolo ci si sta riferendo. Essenziale e brillante. La versione 2016 è combinabile, ovviamente, con quella precedente: i disegni sono sufficientemente strani da donare qualcosa alla giocabilità, anche se risultano anche un pelo anomali e fuori dagli schemi.
Fabled Fruit (2F). L'uomo dai capelli verdi colpisce ancora, con un gioco di carte a tema animali, nel quale si vuole declinare l'idea anche di una sorta di campagna. Devo ancora provarlo, ma intanto in elenco lo inserisco :)

Cottage Garden (Spielweise). L'idea di base di Patchwork (Rosenberg), che era gioco per due, è qui declinata con gli aggiustamenti necessari per renderlo un gioco anche per 3-4 giocatori. Compaiono un paio di ideuzze sul calcolo dei punti e sulla raccolta di pezzi che lo rendono diverso dal predecessore e lo rendono fruibilissimo anche nel multigiocatore. A mio modestissimo parere Patchwork resta insuperato, ma alcuni possono apprezzare la possibilità di proporlo anche a più persone (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Inis, di Christian Martinez, per 2-4 giocatori con tempo a partita di 60-90 minuti, titolo che ha conquistato all'uscita le prime posizioni della hotness di BGG, ottenendo ottimi riscontri alla Gen Con. Molto interattivo, anche in modo diretto, tra le meccaniche di gioco compaiono il controllo territorio, il drafting di carte, il deck building, la gestione risorse, il piazzamento tessere, la divisione del tabellone in aree e anche un poca di memoria. Ci aggiungiamo che la grafica risulta piuttosto curata (è un ovvio understatement, come potete vedere dalle immagini a lato, tratte dalla pagina Facebook della Matagot) e che tra i componenti ci sono anche tante simpatiche miniature e capirete come abbia fatto questo titolo a imporsi all'attenzione collettiva. Andando a come il tutto gira diciamo che si parte con una mappa modulare composta da pochi territori, che va ad ampliarsi nel corso del gioco e che si esordisce con una fase di draft di carte (tipo 7 Wonders) nel corso della quale si va a formare la mano di carte azione che si andranno a utilizzare nel corso del turno, ciascuna delle quali descrive ciò che si può fare con essa.

Not Alone. È uno dei titoli che erano del tutto ignoti prima della fiera di Essen e che dalla kermesse tedesca è uscito guadagnando consensi in modo vertiginoso (per un underdog). L'idea di base è quella di un gioco di carte nel quale uno dei presenti assume il ruolo del cacciatore e gli altri delle prede, il tutto in svolgimento su di un pianeta ostile con diverse locations (alle quali corrispondo azioni peculiari). Dipendente dalla lingua, avevo però il sentore di un'edizione italiana in arrivo, anche se non ricordo chi se ne stava interessando.

Capitan Sonar (Matagot, Pendragon). La vecchia battaglia navale vi piaceva una cifra ma, passati i dieci anni, ha cessato di sembrarvi una sfida? Potreste essere gli utenti ideali per Capitan Sonar, nel quale due squadre di sommergibilisti avversari cerca di colpirsi a vicenda, deducendo le aposizione altrui dalle mosse e colpi sparati dall'avversario. Inserendo su di un gioco tutto sommato facile componenti inusitatamente ricercati (vedi fogli di lucidi e schermi separatori riccamente illustrati) ottieni un successo che ha spopolato anche ad Essen (cliccando qui andate alla nostra recensione).

Progetto GIPF (HUCH!, Red Glove). Ok, il progetto GIPF risale a venti anni fa, per cui ad essere pignoli pignoli, nell'elenco di quest'anno non ci rientrerebbe, lo ammetto, ma la HUCH! (in Italia distribuita da Red Glove) ha deciso di ristamparli proprio nel 2016 per cui i requisiti per menzionarvi questi titoli ci sono. Stiamo però parlando di una serie di titoli astratti ideati dal genio Kris Burm, uniti dalla semplicità delle regole, da componenti molto accattivanti e da temi di fondo che rielaborano giochi classici, svecchiandoli alla grande. Abbiamo così varianti della dama (ZÈRTZ), del forza 4 (YINSH) o dell'Abalone (GIPF) e non solo. Ogni titolo della serie ha un nome assolutamente improbabile (DVONN, TZAAR, …), ma anche dei pezzi in materiale plastico con colori sale e pepe che fanno una figura strepitosa sul tavolo, con regole che si spiegano in un minuto e che tutti possono giocare da subito. Come nei grandi classici, però, a padroneggiarli ci vuole una vita … Consigliatissimi a chi cerchi alternative moderne ai soliti scacchi e dama :)

A questo elenco aggiungo, in ordine sparso, alcuni titoli che sto provando e che promettono bene, come Dale of Merchants, gioco di carte a base di deck building che propone un paio di idee simpatiche e diverse dal solito (viene dalla Finlandia); Topoum, simpatico titolo di piazzamento a base di carte e dotato di una bella veste grafica, che nelle prove fatte gira come un orologio; Tallin, simpatico gioco di carte in salsa di maggioranze, essenziale e diverso dal solito; Chimere, gioco da fruire in tempo reale che rappresenta, secondo me, un ottimo party game per giocatori; Lotus, gioco di carte dalla grafica mooolto curata che si propone nel segmento degli amanti di Splendor, con un collezione set particolare; Holmes & Mycroft, buon gioco per due a base di carte e Papà Paolo, un giochillo di peso medio che ho provato con piacere che (pur con qualche incertezza grafica), propone una buona miscela di meccaniche diverse.
Aggiungo, prima di chiudere, anche qualche titolo suggeritomi dal nostro esperto interno del crowdfunding, F/\B!O P., il quale mi accenna a Apotheca (astratto), Explorers of the North Sea (piazzamento tessere), Agamemnon (per due), Perdition's Mouth (dungeon crawler) e lo sportivo Tavarua.

Davvero a chiudere una citazione rapida per titoli che il suo seguito lo hanno conquistato e che stanno lottando per trovare un posto al sole come Pandemia Iberia, Ticket to Ride Rails and Sails, Yokohama, Colony, Power Grid gioco di carte, Hanamikoj, La Granja il gioco di dadi, Pax Renaissance, Capital Lux, Glux, Kepler-3042, Karuba (è un 2015 e per bambini, ma uscito 'st'anno in Italia), Adrenaline.

Nel complesso una cinquantina di titoli abbondante dovrei averla citata, per cui comunque un buon numero di suggerimenti li ho messi insieme, ma a questo giro ho avvertito una sensazione di relativa fatica a trovare poi tante tante cose da mettere in evidenza.
Forse sono influenzato dal convincimento iniziale che ho maturato, legato al fatto di essere di fronte, forse, ad una stagione leggermente meno proficua rispetto ad altre, che tuttavia non mi impedisce di mettere comunque sul tavolo, sempre, titoli interessanti, ma mi rendo conto che di solito chiamavo l'articolo top50 e alla fine facevo fatica a farcene stare 75, mentre stavolta forse nemmeno ci sono arrivato a 50 e ci ho infilato cose che probabilmente a stretto rigore nel 2016 non ci stavano (perché edite prima).
È anche vero che Essen si è chiusa da poco perché si possa scoprire adeguatamente qualche titolo ulteriore che, pur meritevole, sia ancora rimasto sotto traccia, ma è anche vero che il mercato procede, che in questo periodo sono nelle fasi di prima presentazione già le novità annunciate per l'autunno 2017 e che per noi italiani c'è in vista l'appuntamento di aprile con la Play, alla quale di solito parecchi titoli dei nostri editori sono in arrivo.
Non ci si ferma dunque mai e rivolgo già lo sguardo al futuro.

Per ora, però, chiedo a voi conferme e anche suggerimenti, per titoli che a vostro avviso meriterebbero di essere citati :)

33 commenti:

  1. Secondo me mancano Kepler-3042 e Zagor: Odissea Americana.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Kepler è citato nell'elenco dei titoli (una dozzina circa) poco prima dei saluti finali :)

      Elimina
  2. Molto strano, ho fatto "ctrl f" e digitato kepler per essere sicuro e non me lo ha trovato. Mi sarò sbagliato bye :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giusta punizione per non aver letto tutto l'articolo ;)

      Elimina
  3. ciao
    Vikingdoms sul catalogo della oliphante per ora non lo trovo, è un problema di tempistica?
    grazie
    m@

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oliphante distribuisce Sixth (dicevo che Vikingdoms è la versione 2.0 di Sixth, che distribuisce la Oliphante). Per Vikingdoms penso sia invece presto per pensare ad una edizione di casa nostra ...

      Elimina
  4. Davvero un bell'articolo!!!
    Mi ha fatto scoprire nuovi titoli di cui andrò prontamente ad informarmi :D

    RispondiElimina
  5. Mi consiglieresti altri titoli del genere di "Imagine" (ho letto la recensione di dicembre ;) )? "Nome in codice" è un titolo ad esempio che adoriamo!
    Grazie :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Time'Up già provato?
      Nome in codice puoi provarlo anche fondendoci le carte della nuova versione con immagini (i disegni sono un poco strani ed il gioco base era molto più concettuale, ma messo tutto insieme diventa complesso).
      Altra cosa nuova è Twins (vedi la recensione del Berna per capire se può fare per te ...).

      Elimina
    2. L'espansione di "nome in codice" già presa XD (avendo amato l'originale, non poteva mancare).
      Giocando in famiglia, siamo al massimo 4 ("nome in codice" funziona meglio in tanti, ma ci piace lo stesso), per cui "time's up" l'ho dovuto lasciar perdere; Twins invece sembra essere bello (e immediato che è un requisito purtroppo (per me :D) importante)

      Elimina
    3. Anche twins in quattro mi sa che è proprio un numero quasi minimo per poterci giocare con soddisfazione ...

      Elimina
  6. Segnalo Deception e l'edizione italiana di Tragedy Looper

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono interessanti sicuramente. Il primo però è del 2014 ed il secondo del 2011. Un poco, lo ammetto, è colpa mia, che sono stato elastico nell'inserire qualcosina di vecchio (per fare 'polpa') ma uscito in italiano nel 2016, ma questi forse sono un pelino troppo datati per entrare nel 'meglio del 2016' ... ;)

      Elimina
    2. eh no...sono del 2016 entrambi. Deception presentato ad Essen nell'edizione inglese/tedesco (la precedente era inglese coreano) e Tragedy Looper agli Asmoday 2016 per la traduzione fatta da Asterion...

      Elimina
  7. Sempre interessanti ed equilibrati gli articoli che leggo su questo blog. Sono una fonte inesauribile per chi ricerca titoli che possano far presa in famiglia (con due adolescenti non è sempre facile trovare il gioco giusto ...). Virus e The Vampire, the Elf & the Cthulhu, di questi due titoli non ho letto molto in giro. Cosa ne pensi?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono titoli che propongono alcune idee nuove, ma non rientrano nei miei generi e, come hai segnalato, non sono per ora emersi nel tamtam di internet ...

      Elimina
  8. A proposito di Kingdom Death Monster: avete intenzione di farci un articolo? Sarei molto curioso di una vostra impressione siccome il gioco mi interessa ed ho pure finanziato l'ultimo kickstarter ;)
    In ogni caso bellissimo articolo, complimenti!
    Matteo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. KDM che io sappia non vede nessuno di noi come finanziatore ;) Non si sa mai, però, che con il tempo qualcuno sia mosso dalla curiosità e ti possa accontentare ... Per ora con miniature abbiamo in preparazione Fireteam Zero, casomai dovesse interessarti ;)

      Elimina
    2. Bè l'acquisto non è obbligato, basta che qualcuno di esterno a voi vi faccia giocare ;) (chissà potrei quasi propormi :D )
      No bè io non so di certo il giocatore da miniature!!! Anzi io ODIO dipingere i modelli (assemblare invece mi attizza) è che mi sembra molto particolare come esperienza di gioco questo KDM... in ogni caso grazie della segnalazione, leggerò ben volentieri l'articolo su Fireteam Zero ;)
      Matteo. (scusate se non uso l'account google ma non voglio avere Google+)

      Elimina
  9. Due pareri: secondo me La Casa Dei Sogni sta di diritto fra i "per tutti" e non lo reputo un peso medio, e Karuba citato in fondo non è un gioco per bambini anche se della Haba! Ottime alcune menzioni ad altrettante chicche :) Complimenti per il lavorone!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. d'accordissimo, Casa dei sogni lo si fa con i bimbi e Karuba funziona alla grande come filler per tutti, specie aggiungendoci le tessere bonus speciali

      Elimina
    2. A furor di popolo la Casa dei Sogni è ora nella parte 'per tutti' :)

      Elimina
  10. sempre utile la lista, anche con qualche sorpresa (bello Clank!). i miei preferiti del 2016 sono, in ordine sparso: The Fog of War, Victory or Death, Mare Nostrum Imperi (ok, è una riedizione) e, tra i leggeri, Holmes, The Game, Imhotep e Karuba. presi ma non ancora intavolati Scythe e Lorenzo il Magnifico. In attesa, come tanti, di Terraforming Mars e Not Alone

    deluso invece, tra quelli messi in evidenza in lista da Kingdomino, 13 indizi, The Others e, in parte, dal nuovo Case della follia

    grazie per il lavorone. dai, qualche wargame (almeno i leggeri) la prossima volta!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensavo di inserirci, in quota 'wargame', proprio la versione 'Grecia' di Quartermaster General (Victory or Death), ma poi mi è passato di mente ..
      Per il resto, mi sa che dobbiamo assumere un wargamista ... ;)

      Elimina
  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  12. Io ho gradito Pandemic Chtulhu e Big Trouble in Little China.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il primo l'ho provato a mia volta, trovandolo effettivamente interessante. Ho però lasciato fuori sia lui che Pandemic Iberia, perché rientrando entrambi nel filone pandemic, gli mancava quel briciolo di novità che deve contraddistinguere (imho) chi rientra in una top dell'anno.

      Elimina
  13. Ho letto l'articolo solo oggi (tempo tiranno).
    Complimenti...veramente bello.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie :)
      Spero di aver dato qualche idea carina...

      Elimina
    2. Molte idee.
      Molte precisazioni (Ulm).
      Ed una panoramica sul mercato molto interessante.

      Elimina
  14. Bell'articolo.
    Bellissimo great western trail (sicuramente gioco dell'anno per me), epico the colonist, belli scythe e e key to the city London (per me un po' meglio di keyfower). Non mi è dispiaciuto railroad revolution (anche se non all'altezza di Zanghuo). Carino anche Star wars rebellion (ma forse un po' troppo dipendente dal caso per i miei gusti). Tra i giochi un po' più strutturati a me è piaciuto moto anche the manhattan project energie empire (che non ho notato nell'articolo). Tra i pesi medi meravigliosi Via Nebula, papà Paolo e topoum (per me tre titoli da avere assolutamente).

    RispondiElimina