venerdì 26 giugno 2015

[nonsolograndi] O Juogo dos Gansos

scritto da 
Simarillon (Davide)

Il Gioco dell’Oca? No, oggi a nonsolograndi si parla O Juogo dos Gansos (Il Gioco delle Oche) pubblicato da Clementoni, nella sola edizione portoghese, proprio quest’anno. Il creatore è l’amico Francesco Berardi, game designer della casa del mitico Sapientino.
Il gioco, racing game che ricorda per alcuni versi il classicissimo Non t’arrabbiare, si può giocare da due a quattro giocatori, a partire dai sei anni; nella scatola non sono presenti le regole in italiano (e d’altronde essendo l’edizione portoghese perché dovrebbero esserci le istruzioni in italiano!?!), comunque il gioco è totalmente indipendente dalla lingua, come la maggior parte dei giochi per i più piccoli. Tempo medio a partita quindici minuti circa. 
Pronti. Partenza. Via, che il gioco delle oche abbia inizio!!


I MATERIALI
Come è consuetudine per Clementoni presenza notevole di cartonato spesso.
materiali in gioco

Si  parte dal tabellone double-face (spoiler per la prossima settimana quando ci sarà il lato B con A Lebre e A Tartaruga), c’è il più classico dei dadi a sei facce e completano la dotazione ‘minimal’ le quattro famiglie di oche, papà, mamma e cucciolo, nei colori azzurro, verde, giallo e rosa, con la sagoma cartonata e le basette in plastica. Il tabellone rappresenta il percorso che devono intraprendere le oche per arrivare a riposarsi nel bel laghetto al centro del tabellone stesso.

Materiali che passano il check di qualità, anche se non ci sono punte di eccellenza.


IL GIOCO ... OVVERO ECCOVI LE REGOLE
Lo scopo del gioco è quello di far arrivare la propria famiglia di oche al completo per primi nello stagno al termine del percorso.

Al proprio turno ogni giocatore tira il dado e fa avanzare una delle proprie oche (il numero uscito non si può ripartire tra oche differenti) sul tabellone: la scelta cadrà, indifferentemente, sul piccolo o sui genitori.
Su ogni casella possono sostare solo le oche di una stessa famiglia, mentre sui laghi (tre) posti lungo il percorso possono stazionare più oche contemporaneamente. Durante il movimento, se un’oca grande dovesse arrivare su una casella già occupata da un’oca avversaria, sia piccola sia grande, allora quest’ultima dovrà retrocedere fino al lago più vicino; il meccanismo è analogo per le oche piccole, che possono, però, far retrocedere solamente le oche piccole, mentre non possono muoversi su caselle dove siano presenti oche grandi; questo meccanismo, naturalmente, non vale per le caselle laghetto. Da ultimo, se la casella è occupata da più di un’oca dello stesso giocatore, allora queste sono al sicuro e non possono essere mandate indietro, impedendo anche ad un’oca avversaria di terminare sulla loro casella.
Quando un’oca arriva sul pontile alla fine del percorso, è giunta a destinazione e può tuffarsi nel laghetto al centro del tabellone. Per completare il percorso non è necessario ottenere un numero esatto: se ad esempio un’oca si trova a quattro caselle dalla fine, al giocatore di turno è sufficiente ottenere un numero dal quattro in su.
  • Il tabellone contiene delle caselle particolari (ecco perché il gioco non ricorda solo Non t’arrabbiare, ma anche il Gioco dell’oca!):se sulla casella è raffigurata un’oca e un numero preceduto dal segno + o –, avanza o arretra di tante caselle in base a quanto indicato;
  • se sulla casella è raffigurato un dado, il giocatore ha diritto ad un nuovo turno.
Vince il giocatore che porta tutte le sue tre oche alla fine del percorso.

 

CONSIDERAZIONI PERSONALI / IMPRESSIONI

famiglia felice
Una cosa che mi ha colpito molto è che tutti i bambini (compreso Lorenzo alle prime partite) tendono a portare per primo verso il traguardo il cucciolo, spesso non ottimizzando la propria mossa, diciamo in quello che si può quasi considerare come un primordiale istinto di sopravvivenza.

Non so se rendere le oche le protagoniste del gioco sia un’idea positiva o negativa. Avere l’animale più classico come protagonista del gioco in scatola può avere un aspetto positivo, senza spaventare troppo chi si appresta a giocarlo, ma al contempo negativo, rischiando di penalizzare un gioco che potrebbe essere in realtà un qualcosa di diverso rispetto a cosa ci si potrebbe aspettare: alla fine ci sono delle Oche, ma non è un gioco dell’oca affidato totalmente alla fortuna ;)

L’aspetto più interessante è che l’interazione del gioco è di tipo fortemente distruttiva, infatti, per vincere non basta fare ‘corsa a sé’, ma bisogna, per quanto possibile, far anche arretrare l’avversario. Questo crea dei bei meccanismi di interazione (scelgo se sfavorire chi mi sta più antipatico anche se la mossa può essere più penalizzante rispetto allo sfavorire chi mi sta più simpatico) e degli interessanti meccanismi di ripicca (tu mi hai fatto arretrare e quindi io faccio arretrare te): con Lorenzo la favorita, naturalmente, è la mamma e il penalizzato il papà. Positivo il fatto che questo arretramento, comunque, non sia mai assolutamente penalizzante.

Altro aspetto interessante per il tipo di gioco la considerazione che l’unione fa la forza. Il fatto che le oche dello stesso giocatore possano stare insieme sulla stessa casella e in questa condizione siano al sicuro e non possano essere portate indietro da un’oca avversaria, fa sì che si possa tentare di tenere compatta la propria famiglia … bell’insegnamento.

E interessante anche notare come questo gioco sia una sorta di fusione di due giochi super-classici, entrambi dominati dalla fortuna (100% Gioco oca e 90% Non t’arrabbiare). In realtà, fondendoli, l'autore è riuscito a creare un gioco in cui il fattore fortuna è mitigato (50%) perché, prima di decidere quale pezzo muovere, bisogna osservare bene la disposizione delle varie pedine sul tabellone, sia le proprie sia quelle degli avversari.
Il  regolamento indica il gioco come 6+ anche se personalmente credo che questo possa essere in realtà accessibile a partire dai cinque anni (se non prima); il mio amico Berardi e Clementoni mi sembra esagerino un po’ su questo aspetto.

Un nota per la reperibilità del gioco: la versione recensita è quella del gioco portoghese che mi risulta essere l’unica versione sul mercato, ma la cui reperibilità è praticamente nulla anche sul web. Una nota che può far riflettere è il fatto che l’italiana Clementoni abbia pubblicato un suo gioco in Portogallo e non in Italia: questo dà evidenza di quanto sia di nicchia (o ancora di più) il nostro magnifico hobby.


COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Personalmente aggiungo questo paragrafo perché ritengo importante ricordare il valore educativo del gioco e che “Non è l'essere arrabbiati che conta, è l'essere arrabbiati per le cose giuste”, come scrive Philip Roth, in Ho sposato un comunista.

Ecco quindi in elenco le cose che Lorenzo ha imparato giocando al gioco O Juogo dos Gansos: 
  • si parte dall’imparare a gestire il rischio e soprattutto valutare se e quando rischiare: bisogna
    in fila alla metà
    sempre considerare l’opportunità di affrontare un’incognita per arrivare alla vittoria. Il gioco pone i piccoli di fronte ad una interessante sfida: se mantenere la famiglia il più compatta possibile, anche non ottimizzando il tiro, oppure ottimizzando il tiro e aumentando i rischi;
  • non ci si deve focalizzare su un solo obiettivo, ma avendo tre oche da portare in salvo (ovvero al traguardo) si deve sempre porre una particolare attenzione al movimento di tutti i membri della famiglia cercando di ottimizzare il tiro del dado rispetto ad ognuna delle proprie ‘pedine’;
  • per ultimo, ma in realtà per primo, possiamo dire sicuramente che l’unione fa la forza: il fatto di compattare le proprie oche, infatti, offre vantaggi in termini del flusso di gioco;
  • ah dimenticavo, in un gioco così si impara … A NON ARRABBIARSI :D con i propri compagni di gioco, nonostante il tipo di interazione distruttiva.

FINO A QUANDO CI POSSO GIOCARE
In questo capitolo, come ho già scritto, azzardo delle ipotesi sulla base delle mie limitate conoscenze su età future che sono tutte da esplorare e su delle sensazioni che mi ha trasmesso il gioco. Il gioco, che come ho scritto può ricordare in alcune meccaniche Non t’arrabbiare, può facilmente essere giocato a qualsiasi età. Diciamo che a seconda del proprio retroterra ludico può avere più o meno appeal, ma è sicuramente, sempre, una ottima alternativa alla Tombola natalizia. Se poi si gioca solo tra grandi il dado è fattore, chiaramente, determinante e quindi potrebbe perdere un po’ di fascino a meno di non interpretarlo come dispetto reciproco.


PERCHE' GIOCARE CON PAPA' E SOPRATTUTTO CON MAMMA
Tutti i giochi è bello giocarli con mamma e papà, ecco qui i motivi in più per giocarli insieme.

Salvare la famiglia non può che essere apprezzato sia dalle mamme sia dai papà (lo so, l’ho già detto più volte, ma i genitori che leggono potranno capire il mio punto di vista). Il fatto di essere, alla fine, un ‘racing game’ lo fa essere dal mio punto di vista un po’ più interessante. La mamma poi non potrà rifiutarsi di giocare quando vedrà i cucciolotti da portare in salvo nel laghetto per un bel bagnetto con mamma e papà.

E per finire la famiglia rosa attirerà di sicuro le mamme e le sorelline verso il gioco.

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