mercoledì 5 novembre 2014

[Recensione] Lost legacy

Scritto da Federico Latini


Nel 2011 Seiji Kanai era mister nessuno nel mondo dei giochi da tavolo, almeno in Europa e Stati Uniti. Poi la AEG si sveglia una mattina e decide di ripubblicargli un giochillo di 16 carte e 13 cubetti dal nome "Love Letter", malgrado la sfortunata ambientazione nel mondo di Tempest il gioco va alla grande e a tutti gli effetti inaugura l'idea editoriale di "microgame". Da quel lontano 2012* di Microgame ne sono usciti molti altri, solo Coup è riuscito a tenere testa al microgioco dal Sol Levante, ma la AEG ha subito nasato l'affare e dato che sembra cominciare ad amare i giochi seriali** se ne esce con Lost Legacy ovvero Love Letter con l'ambientazione figa e le regole riviste per consentire la serialità. 

Gli autori di Lost Legacy sono il già citato Kanai e Hayato Kisaragi, il gioco è sempre proposto in una simpatica bustina portabile e consta del regolamento, 4 carte riassunto del turno, 16 carte Lost Legacy e i soliti cubetti segna vittorie. 
In Lost Legacy*** ogni giocatore (da 2 a 4) riceve una carta, una carta viene scartata coperta in un area chiamata Ruins, a questo punto il primo giocatore pesca e scarta una carta difronte a se, eseguendone per forza l'effetto; il turno passa al giocatore successivo che fa la stessa cosa: pesca, gioca la carta, passa. Il successo di Love Letter è stata proprio questa semplicità, pesca-gioca-passa, il trucco sta negli effetti delle carte in grado di manipolare le carte avversarie, eliminare gli avversari se si è fatta la giusta deduzione, proteggersi dagli effetti delle carte altrui. Lost Legacy mantiene invariata questa formula con carte dagli effetti diversi rispetto a Love Letter ma sempre sul piano della deduzione, bluff e manipolazione delle carte.

E' solo nel finale che Lost Legacy prova a dare una scossa al gioco, mentre in Love Letter alla fine chi è ancora in gioco confronta le carte che ha in mano e chi ha la più alta vince, in Lost Legacy alla fine della partita c'è un nuovo gioco che ti aspetta, un gioco di investigazione e accuse che danno un nuovo significato a quello che si fa durante la partita. 
Dentro alle 16 carte c'è una carta speciale, la carta che da il nome al gioco, la carta Lost Legacy, questa assomiglia in molti aspetti alla principessa di Love Letter, in quanto se la scarti hai perso, durante la partita è premura di ogni giocatore assicurarsi di dedurre o arrivare a sapere dove si trova la carta Lost Legacy, questo perchè i giocatori sopravvissuti alla fine della partita, a partire da chi ha la carta più bassa avranno una sola chance di indicare dove si trova la Lost Legacy indicando una carta nell'area delle Ruins, oppure la carta in mano ad un giocatore che ancora deve parlare. Se nessuno indovina tutti perdono, ha vinto il gioco! Sto finale a sorpresa tra  cooperativo e bastardo non ve lo aspettavate eh! è un eventualità rara ma può accadere...
Il gioco dura dai cinque ai dieci minuti, si possono fare più partite per far emergere il più bravo invece che una sola; così che l'aspetto casuale della distribuzione delle carte (anche detto effetto Culo) si attenui.

E la parte di espandibilità dov'è? c'è... c'è, non vi preoccupate, finora ho parlato di un generico Lost Legacy ma in realtà la AEG è già uscita con due Lost Legacy, il primo si chiama The Starship, il Secondo si chiama Flying Garden, le regole sono identiche ma le carte sono tutte diverse seppur compatibili, così seguendo delle indicazioni nel manuale si mischino i due mazzi e se ne forma uno completamente nuovo e fresco. Insomma già solo con un Lost Legacy il gioco è migliorato, combinando le due edizioni la rigiocabilità è garantita da tutte le possibili permutazioni dei due mazzi.

In conclusione come per i Pokemon direi che Lost Legacy si becca un bel "gotta catch 'em all, catch 'em all!", ovvero il mio consiglio è di pigliare i due che sono usciti e tenervi aggiornati prendendo gli altri che usciranno in seguito, io ho avuto la fortuna di pagarli 4 euro l'uno ad Essen dove te li tiravano dietro, ma direi che con una decina di euro l'uno entro natale dovreste poterli acquistare nei negozi.
Il giocatore divora-cinghiali troverà in Lost Legacy un veloce digestivo tra una partita a un Feld e una a un Rosemberg, l'evangelizzatore ludico avrà per le mani un nuovo strumento di conversione dei Babbani, il genitore dalle mille risorse avrà sempre un giochino da tirar fuori per passare i cinque minuti di attesa al ristorante o dopocena prima di mandare la prole a letto come faccio io.
Buoni giochi
Fede 

p.s. il gioco lo trovate anche nel negozio online Egyp.it

*oh a me me sembra lontano visto il culto del nuovo che impera nell'attuale panorama ludico, i giochi vivono vite più brevi delle farfalle e solo i più ludicamente coriacei vedono di nuovo il tavolo a molti mesi di distanza.

**Doom Town Reloaded è di fatto un living card game (termine che non possono usare perchè registrato dalla FFG), ovvero un gioco con espansioni programmate e annunciate già dalla prima uscita del gioco base, è a tutti gli effetti un gioco "seriale".

***Notare la finezza editoriale del nome che è composto di due parole molto simili a Love Letter, sia per le iniziali sia perchè hanno esattamente lo stesso numero di lettere.

12 commenti:

  1. da ladri 20 euro per 32 carte

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  2. Si paga anche l'idea, non solo il materiale...

    Dreva

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  3. Concordo con Dreva. Sul termine utilizzato nel primo commento aggiungo che 'ladro' è chi viene a casa tua e ti ruba cose, mentre qui sei libero di decidere se vuoi comprare o meno a quel prezzo, come è tipico di ogni cosa sul libero mercato.
    Credo sia opportuno evitare questo tipo di spigolosità verbali (o trollatine).

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  4. 15 euro per patchwork e 20 per sta "merdata"?

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  5. 20 euro per 32 carte è davvero eccessivo. Se per ogni boardgames ti facessero pagare "l'idea" il 500% di quello che costa in realtà... non oso immaginare...

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  6. Il gioco mi attira, il prezzo no. All'acquisto compulsivo preferisco la giusta attesa.

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  7. Mmhmhmhmhm
    A mio avviso molto sopravvalutato Love Letter, anche come filler leggero leggero.
    L’unico merito che ci trovo è quello di essere un gioco che gira con una dozzina di carte, ma a parte apprezzarne l’ermetismo non ci trovo gran che, né come meccaniche né come divertimento.
    Lo dico senza cercar polemica, eh, intendiamoci: non capisco davvero quali siano i punti di forza di LL, perchè piaccia, a parte il fatto che gira con 15 carte.
    Soprattutto non comprendo il successo che ha avuto.
    Ci sono decine di altri giochi che stanno in un mazzetto poco più grande, che gli danno pastina a cucchiaiate (senza andar lontano: il Tuareg di Francesco Berardi, 66 carte, è proprio un altro pianeta)
    Personalmente dopo LL dubito fortemente prenderò uno spin-off di LL (mi sembra anche di aver visto LL in versione Batman)…

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    1. Concordo. Mai piaciuti troppo, in generale, i giochi minimali, nè comprati.
      Nonostante questo vedo che hanno spopolato e che continuano a vendere, per cui credo, semplicemente, che a chi è piaciuto Love Letter possa piacere anche questo e se una roba ti piace non stai lì a chiederti se poteva costare due o tre euro di più o di meno (fermo restando che hanno realizzato i sacchettini carini e via dicendo).
      Fortunatamente a me non piace :)

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    2. A mio modo di vedere dipende dal target. Con mia figlia (8 anni), per esempio, LL è stato il filler vacanziero perfetto.

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  8. Sulla questione prezzo non entro nemmeno in merito (ha già ben chiarito Fabio la posizione che io condivido).

    Per contro sono un fan di LL per svariati motivi:
    - ammiro il fatto che, come ha scritto Dado Critico, sia un gioco che "gira con una dozzina di carte". Quindi è un puro apprezzamento legato alle meccaniche;
    - l'ho proposto a diversi neofiti ed ha riscosso un buon successo;
    - personalmente mi diverte giocarlo perché ha un livellamento intrinseco che rende le partite avvincenti;
    - ha piccolissime dimensioni e quindi è facilmente trasportabile.

    Questi motivi mi portano a dire che LL è proprio un bel filler.

    Cmq mi fa molto piacere che "Tuareg" sia un gran bel gioco secondo Dado perché l'ho acquistato qualche tempo fa a scatola chiusa ma non ho ancora avuto modo di giocarlo.

    Federico, del tuo articolo, mi ha fatto morire la conclusione:)

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