martedì 25 novembre 2014

[Prova su strada] Brugge

scritto da Fabio (Pinco11)

E' passato un poco di tempo (un annetto e mezzo) da quando il nostro buon Faustoxx ci proponeva la sua (entusiasta) recensione (eccovi il link) di Bruges (Brugge), edito dalla Hans im Gluck, ideato da Stefan Feld, noto autore tedesco che rientra anche tra i miei preferiti.
Si tratta di un gioco essenzialmente a base di carte (ci sono anche altri componenti, tra i quali un tabelloncino, ma le carte fanno da padrone) fortemente dipendente dalla lingua, in quanto su di esse è presente un testo da leggere (l'effetto speciale della carta) e l'amico genovese era stato rapito dal gioco al punto da (con la sola versione tedesca in giro) tradurlo tutto e divertirsi con sovrastampe e pecette varie. Come tipico del virus da contatto con la gamerite (o sommellierite) anche io avevo fatto lo stesso per poterlo provare, avventurandomi anche, con l'espansione, nell'opera solitaria di traduzione dal tedesco (con l'aiuto di google).
Ora la dVgiochi ha compiuto un'iniziativa davvero intelligente nel proporre la versione italiana di questa piccola perla feldiana (uno dei tre nominati che hanno concorso al premio nella categoria esperti dello Spiel 2013), lanciandola sul mercato giusto a Lucca e la cosa mi dà il la nello scrivere a mia volta una recensione di uno dei titoli che ritengo migliori del geniaccio tedesco.

L'idea di base.

Poiché già abbiamo nel blog una recensione che spiega anche e regole, vado qui per sintesi, dicendo che si tratta di un gioco di carte nel quale in ogni turno ciascun giocatore riceve 5 carte (può sceglierne il colore - il quale si riconosce dal dorso - pescando tra due mazzi) e deve sfruttarle al meglio per eseguire altrettante azioni, alternandosi con gli altri giocatori fruendone una per uno alla volta (eventualmente attivando anche catene di effetti).
L'idea è quella che ogni carta possa essere fruita in sei diversi modi, cinque dei quali comuni a tutte (salvo però dei diversi risultati a seconda del colore del dorso della carta) ed uno specifico di ciascuna (quello spiegato dal testo che essa reca). Gli effetti 'comuni' sono poi legati, però, al colore della carta utilizzata (es. se voglio costruire una sezione di canale devo scartare una carta del colore della sezione in questione) o al colore di uno dei dadi che ad inizio turno si tirano per stabilire determinazione 'quotazioni' che resteranno valide per quel giro (es. se voglio scartare la carta blu per ottenere dei denari, li otterrò in quantità pari al numero indicato sul dado di quel colore).
Nel corso della partita i giocatori costruiscono poi il proprio 'motore' produttivo, andando ad edificare 'case' nelle quali vanno ad accogliere vari personaggi (indicati sulle carte): grazie a ciò essi beneficeranno dei punti vittoria attribuiti dai personaggi ma, soprattutto, potranno beneficiare dei bonus (immediati o permanenti) garantiti dal testo della carta. 
Spesso le azioni compiute (o i bonus attivati) richiedono l'uso di appositi omini colorati i quali, guarda caso, si ottengono scartando una carta del colore corrispondente.
Ci sono poi elementi di maggioranze da valutare nel conquistare alcune tessere bonus, così come degli eventi negativi che possono essere scatenati turno per turno dai dadi, ai quali si può far fronte, ancora, scartando carte ...

L'affittacamere di Feld

I più affezionati fan di Feld avranno, nel giocare, un simpatico senso di deja vu nell'avere a che fare con l'idea di case che ospitano dei personaggi (L'anno del Dragone), così come di potenziali disastri ai quali far fronte (sempre Anno del Dragone, Speicherstadt, ma anche in una serie di altri) o nella presenza di carte con effetti speciali (Macao). Questo vuol dire che, semplicemente, chi apprezza le sue creazioni non si sarà fatto scappare il gioco (se angolofono o amante del bricolage), oppure che lo starà già comprando in questi giorni, perché si tratta di un titolo che si inserisce perfettamente nel processo evolutivo del suo modo di intendere il gameplay (vi rinvio all'articolo di retrospettiva che ho dedicato poco tempo fa all'autore).

Il gioco è sicuramente uno di quelli che più mi piacciono di Feld, anche se è per certi aspetti diverso dallo stereotipo che delle sue creazioni hanno molti in mente, in quanto esso non propone la serie di microgiochi e/o la valanga di tesserine alle quali molti suoi titoli ci hanno abituato (Bora Bora, Trajan, Burgundy, ..), il cui posto  è preso qui da una ben più rassicurante plancetta, utile a tenere traccia solo dei risultati ottenuti in alcuni ambiti e ad ospitare i simpatici dadi colorati (altro marchio di fabbrica del game designer, quello di voler imbrigliare i dadi dimostrando che si possono fare giochi poco aleatori pur utilizzandoli come componente).
A livello di materiali, comunque, il tutto si presenta sulla tavolo davvero bene, perché a corredo delle carte, che riesco a definire come riccamente illustrate, anche se su ciascuna di esse compare solo un busto di un personaggio (qui è merito del consumato maestro dei pennelli Michael Menzel) abbiamo una plancetta di dimensioni modeste ma più che adeguata allo scopo ed una allegra manata di trippolini colorati, da utilizzare per attivare le carte e per tenere traccia dei punti.
Per l'ambientazione non mi dilungo, dicendo solo che non rappresenta mai una priorità dell'autore e che qui si è scelto di contestualizzare il tutto nella Bruges del 1400 (poteva essere anche il 1700 e non mi sarei posto il problema ...) :)

Andiamo invece a come il gioco gira e premetto che sto parlando di un titolo che ho giocato già da un anno con piacere, di uno dei miei autori preferiti e che mi inciccia parecchio, per cui potrei essere meno distaccato del solito nelle mie valutazioni.
Parto subito dicendo che Bruges è un classico titolo che inserisco nella categoria dei "puzzle" (o "rompicapo"), ossia dei giochi che propongono al giocatore, ad ogni giro, la sfida di trovare il miglior modo nel quale le specifiche carte che gli sono finite in mano possono essere utilizzate per far punti. Sotto questo aspetto un altro titolo affine che mi viene in mente è Legacy, Testament od Duke de Crecy, ove era presente una simile logica ed andando sul più recente direi (ma qui con molti distinguo, anche Imperial Settlers).
E' infatti vero che ognuno deve indirizzare in un certo modo il proprio gioco, concentrandosi magari su qualche filone (se metti in casa un personaggio che ti dà punti alla fine per altri personaggi di un certo settore, è chiaro che vedrai di concentrarti su di essi ...), ma ad ogni mano deve essere compiuto uno sforzo mentale per capire come si devono far girare tutte le carte che si possiedono ed in pratica ci si organizza sin da subito la sequenza di gioco. Poi è possibile che gli avversari creino qualche occasione che si desidera cogliere al volo o che essi la tolgano (per esempio, uno occupa un paio d sezioni di canale, impedendo così il nostro progetto di acquisire la maggioranza in quel settore), consigliando 'correzioni di rotta', ma il principio è che è ben possibile che quello che hai programmato quando ti sono arrivate le carte lo potrai poi eseguire.
Essa, una volta che sarete 'entrati' nei meccanismi, la catena effetti può essere anche parecchio complessa, prevedendo, in un'unica giocata, robe del tipo "sta a me: prendo un omino viola e lo metto sulla carta X attivando l'effetto che mi consente di pescare giusto una carta in più e di giocarla al volo. Prendo la blu e la do via per i 6 ori che mi garantisce, ai quali ne aggiungo 3 grazie al personaggio Z che già è mio ospite e che mi dà permanentemente quel potere. A questo punto li spendo per poter giocare la carta con il personaggio Y che vado a mettere nella casetta che ho ancora libera e quel personaggio produce l'effetto immediato di farmi pescare due carte e costruire con esse altrettante case". Tranquilli, però: questa è una catena di cose che potreste avere attiva avanti nella partita ed a condizioni ideali, per cui il livello di difficoltà del gioco (e questo è un pregio) resta medio (un pelo da correggere verso l'alto per chi non abbia alcuna dimestichezza con i giochi di carte con effetti e verso il basso per gli ex di Magic), perché potrete evolvere in modo graduale la vostra capacità di creare catene di combo giocando e sperimentando. La prossima settimana (ri)proverò a proporlo probabilmente ad un gruppo di semineofiti, fiducioso della possibilità di vederlo gradito anche alla loro fascia di utenza, ma sapete che io sono un ottimista sotto questo aspetto ... (spiegati da qualcuno anche giochi non esattamente 'per tutti' lo diventano, perché spesso il difficile è capire il gioco all'inizio, più che giocarlo in se ..).

Per gli amanti del genere ci sono un sacco di cosette, perché le carte sono state costruite e pensate per interagire tra di loro, creando diverse potenziali combo e la differenza tra la prima partita e quelle seguenti la sentirete eccome, perché una volta imparato ad usare gli effetti dei personaggi, ci si metterà a sfruttarli ed a spremerli sino all'osso. Effetti che nella partita precedente avete considerato come del tutto inutili (ecco, quella carta lì è buona giusto giusto per buttarla via e prendere due ometti ...) vi troverete a considerarli nella seguente come fondamentali (a me è capitato diverse volte) o viceversa.
Le mosse per ogni giro, inoltre, possono andare ad aumentare grazie agli effetti di diverse carte, le quali consentono di pescarne e/o giocarne altre, per cui le strade per la vittoria restano numerose e possono passare per la costruzione, al solito, di una sorta di motore 'produttivo' (anche se qui mancano le risorse vere e proprie, essendo le carte stesse la risorsa primaria) con l'occupazione di tante case a tal fine, oppure di un altro indirizzo, privilegiando magari le maggioranze e l'acquisizione di carte che garantiscono piuttosto più tranquilli e lineari punti a fine partita.
Nel complesso è un tipo di gioco che per certi aspetti gode di una longevità potenziale notevole, perché il risultato che puoi ottenere in una partita è determinato dalla tua capacità di sfruttare ciò che la sorte ti consegna e non da quella di ideare delle sequenze ideali di mosse.

Sotto il profilo della interazione questo non è un aspetto troppo marcato nel gioco, anche se il gameplay introduce diverse cosette utili sotto questo aspetto. Per prima cosa ricorderei i premi per le maggioranze, ossia l'attribuzione di punti per chi eccelle nei diversi settori identificati, e nel contempo sono state inserite diverse carte utili a colpire più o meno direttamente gli avversari. Direi che gli strumenti per giocare con gli altri ci sono, quindi, ma nel contempo se al tavolo siedono tutti giocatori alla german puro, ossia di quelli che amano farsi gli affari propri, potrete anche farvi il vostro solitario di gruppo fruendo del punteggio quale indicatore delle rispettive eccellenze.
In ogni caso, nel complesso, il gioco scala bene: forse in quattro il tempo a partita può diventare giusto un pelo lungo, ma giocando vi velocizzerete notevolmente.

Perché invece potrebbe non piacervi (io stesso non riesco a metterlo sul tavolo tanto spesso quanto vorrei)? La prima cosa è che se siete amanti del controllo non gradirete affatto l'aleatorietà tipica della pesca delle carte e/o nel tiro dei dadi (è vero che servono relativamente a poco, ma se volete monetizzare le carte ed escono numeri bassi l'effetto lo sentirete eccome ..), per cui potreste trovarvi a fine partita a spiegare che la vostra vittoria è stata impedita non dalla bravura dell'avversario, ma dal solo fatto che non vi sono uscite le carte giuste ("avevo giocato sui marroni e non mi sono mai uscite carte marroni da pescare, poi aspettavo i personaggi della corte reale e non sono arrivati ed alla fine ero sempre indietro di un giro e non ho preso le maggioranze ... altrimenti avrei vinto io": estratto da una conversazione vera, detto da giocatore rimasto indietro, a fine partita, di un gazillione di punti ...). Per certi aspetti, però, questo può essere anche un vantaggio, sotto forma di 'scusa ideale' ;) Nel contempo potreste non gradire il concetto stesso da gioco di carte con effetti, ma se siete in questo gruppo, probabilmente, non siete nemmeno arrivati a leggere sino a qui ... Ultimo aspetto è quello della classica paralisi da analisi: giocatori troppo riflessivi potrebbero bloccare un attimo il flusso del gioco che, invece, normalmente, fluisce bene, perché tutti, dopo la pausa di riflessione iniziale (appena ricevute le proprie carte), hanno in mente, in bene o male, la propria sequenza ideale di gioco.

Da notare che la scatola della versione dVgiochi contiene anche una espansione di 17 carte, ovvero quella che introduce nel gioco 17 carte animale (Die Haustiere), utili sia per la relativa maggioranza, sia per il valore in punti delle stesse (abitano inoltre insieme ad un ospite della casa e non producono effetti speciali). Questo è un piccolo e simpatico bonus della edizione italiana del gioco (nella quale la carta Engraver - rivelatasi un pelo overpowered nella originaria uscita del gioco - compare anche nella versione corretta).
Aggiungo a margine qualche nota sulla espansione 'grossa', venduta a parte, ossia Die Stadt am Zwin, la quale introduce, soprattutto, il quinto giocatore e l'utilizzo anche del numero 3/4 sui dadi (per acquisire bonus nella costruzione dei canali), essa è per ora disponibile solo in inglese e tedesco e potrebbe vedere la luce in italiano solo ove l'edizione italica del gioco avesse un notevolissimo successo. Personalmente, per quando a livello pratico mi sia stata utile per serate più affollate del solito e teoricamente consenta di 'completare' idealmente l'uso dei risultati dei dadi, devo dire che essa produce anche (complice il numero di giocatori, ma anche la presenza di diverse carte che vi fanno ripescare negli scarti e quindi perdere parecchio tempo a ripassarli, cosa che verso fine partita è lunghetta ...) un incremento del tempo di gioco a partita, facendola debordare tranquillamente oltre l'oretta indicata per il gioco base (nella quale spesso si fa fatica a stare), tempo che considero invece ideale compromesso per consentire ad ognuno la giusta riflessione, senza tediare gli altri con un eccessivo downtime.

Alla fine della giornata ..

Tirando le somme direi che Bruges è un titolo dalle grandi potenzialità, che sicuramente farà felice gli amanti dei giochi di carte evoluti (parlo di quelle 'con effetti' scritti su di esse, non quelle da gioco tradizionali, ovviamente) e considero ottima l'idea di proporlo in italiano (è un titolo fortemente dipendente dalla lingua!).
Per chi gradisca il genere il titolo offre una buona varietà e longevità, il tutto confezionato in modo efficace e gradevole (qualità HiG), nonché fruibile in un tempo di gioco ragionevole (non pretendete che ciò avvenga nelle prime due o tre partite, però, perché un pochetto per prenderci la mano ci vuole!).
Superata la doverosa analisi preventiva (del tipo "è il tipo di gioco che fa per noi?") è quindi un titolo che considero come da avere nella propria ludoteca: gli amanti di Feld sono avvertiti, nel contempo, che il gioco, per quanto rientri pienamente nel percorso del designer tedesco, esso rappresenta il suo estremo nello spettro dell'uso delle carte, parecchio lontano dalla gestionalità matematica (e qui sta a ciascuno capire se questo possa rivelarsi un aspetto allettante ..) che a lungo ha rappresentato il suo marchio di fabbrica (Trajan, Bora Bora, ...).

Ringrazio Barbara della dVGiochi per la copia di review concessaci della versione italiana del gioco e ricordo come sempre che il titolo è disponibile (ora in italiano) anche nel negozio online Egyp.it

11 commenti:

  1. La prima cosa da sottolineare di Bruges è secondo me (ma direi anche secondo Fabio) l'editore. Sono rimasto piacevolmente sorpreso nel vedere che dopo anni di letargo da Bang, finalmente alla DV si sono svegliati col botto (considerando anche Patchistory e Otto Minuti per un Impero) e questa è sicuramente un'ottima iniziativa editoriale, ulteriore segno del mercato in espansione che non può che farci contenti.

    Passando al giudizio personale, devo dire di essere rimasto un po' deluso (ma devo anche dire di non essere mai stato un grande sostenitore di Feld, Trajan a parte). Proprio ieri parlavamo di Five Tribes, che cerca più o meno lo stesso target, e che io ho gradito molto di più. Il problema di base è che non mi sono mai piaciute le meccaniche miste e quindi ho subito storto il naso di fronte a questo misto di gestionale e carte. Ne risulta che secondo me ci sono sia gestionali migliori che cards game migliori. Infine devo dire che altre volte ho visto anche giocatori abbastanza navigati messi in crisi dalla meccanica della carta che si può giocare in tre differenti modi.

    Detto ciò devo ammettere che nel complesso Bruges è comunque un buon gioco, dall'ottimo materiale e dalla meccanica che scorre bene, probabilmente adatto come trampolino verso qualcosa di meglio, ma non da neofiti. Però non credo che entrerà nella mia biblioteca.

    Simo

    p.s. lo so che sono prolisso, ma mi viene naturale :)

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    1. Grazie per l'approfondito commento: quelli brevi sono comunque utili, perché danno l'idea a chi ha scritto del gradimento, ma quelli articolati servono soprattutto agli altri lettori, per avere diversi punti di vista, per cui continua pure così!!! :)

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    2. Ti prendo in paola! :)

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  2. Apprezzo molto, come sempre, l'analisi di Fabio che centra perfettamente le caratteristiche del gioco. Credo che un Feld alla Bruges o alla Isla sia quello di cui il mercato ha più bisogno o, almeno, quello che il mercato più richiede in questo momento. Gioco di alta giocabilità, divertente, non banale, componentistica più che adeguata, tempi contenuti, accesso consentito ad una tipologia di giocatori più ampia. Credo che meriti una elevata considerazione.
    Concordo inoltre con Simone che sottolinea lo sforzo editoriale della dV, che esce con tre giochi molto significativi ed importanti. Bene, molto bene una casa editrice che si muove in questa direzione senza vivere, o meglio, sopravvivere sul suo titolo guida. A questo proposito, mi piacerebbe conoscere il vostro parere sull'operazione Asterion/Queen Games? Che ne pensate?
    Ciao e buon gioco a tutti
    Guido

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    1. La Queen è una casa anomala, perché alterna dei titoli pregevoli ad un gran numero di produzioni di qualità minore ed in passato almeno un paio di editori italiani avevano comunicato di aver raggiunto accordi con loro per distribuire i loro titoli.
      Stavolta sembra sia la volta buona e sono sicuro che i ragazzi della Asterion sapranno identificare il meglio tra quanto edito dalla grande Q: la maggior parte dei titoli del passato Queen era però indipendente dalla lingua ed i gamers potrebbero già averli, per cui vedo bene la cosa più che altro in prospettiva futura e per quei pochi titoli (Kingdom Builder?) che hanno una qualche forma di dipendenza dalla lingua ;)

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  3. Io lo acquistai in francese lo scorso anno ad Essen soprattutto perché era presente nel novero dei 3 nominati al Kennerspiel des Jahres (questo in barba a tutti color che sostengono che lo SdJ è un premio scialbo e di scarso interesse).
    Da li lo abbiamo giocato tantissimo (è forse un dei giochi che ho più giocato nel 2014). L'ho trovato fresco, rapido (soprattutto in 2) e con la giusta aleatorietà che permette di non far vincere sempre per forza il più calcolatore. È un gioco molto tattico e sviluppa molto bene la capacità d'adattamento.
    Personalmente lo trovo un gran bel gioco.

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  4. Colgo l'occasione per fare i complimenti a tutta la redazione, vi seguo quotidianamente ormai da un anno e trovo sempre molto utili e interessanti le vostre recensioni (per colpa vostra mi ritrovo con pile di giochi sparsi per casa) ne approfitto per chiedere un consiglio su questo autore del quale (mi vergogno un pochino ;D) non ho ancora avuto modo di provare nulla, sono molto incuriosito da Bruges (da buon ex giocatore di Magic) come primo titolo dite che possa andar bene per iniziare ad apprezzare Feld?
    Nel caso contrario cosa proporreste di facilmente reperibile?!
    Grazie e ancora complimenti
    Alessandro

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    1. Ringrazio per i complimenti, prima di tutto :)
      Quindi, per l'amato Feld, ti rinvio all'articolo 'retrospettiva' che avevo scritto tempo fa su di lui: http://pinco11.blogspot.it/2014/08/retrospettiva-feld.html
      Potrai prendere spunto da lì per vedere cosa possa essere più adatto a te nella sua variegata produzione e poi andare sul blog a cercare le singole recensioni dedicate ai suoi titoli ...

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    2. Personalmente ritengo che l'uso delle carte non si avvicini molto a Magic se non per uno dei 6 usi delle carte (l'azione descritta nel testo).

      Detto ciò uno dei Feld che, a mio modo di vedere, lo rappresenta meglio è "The Castles of Burgundy" che concentra lo stile feldiano in pieno. Resta cmq un'opinione personalissima.

      Ciao

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  5. Tanto alla fine prenderò pure questo. Perchè perdere tempo a elencare tutte le (valide) ragioni del no?
    Fiato sprecato.
    Virtualmente già sul mio scaffale..

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