giovedì 13 novembre 2014

[Prime Impressioni] Aquasphere

scritto da Faustoxx e Fabio (Pinco11)


Dopo un 2013 prodigo di ben 4 titoli, quest'anno Stefan Feld ci propone “solo” 2 titoli: La Isla e Aquasphere quest'ultimo decisamente il più “cinghialone” e per me più affascinante.
Il nuovo gioco di Stefan Feld del quale parliamo (per 2-4 giocatori, tempo medio a partita stimato in 100 minuti, età consigliata 12+, edito da Hall Games ed in Italia da Asterion) ci porta in un moderna stazione subacquea, divisa in sei compartimenti,  dove i giocatori guideranno la propria squadra composta da uno scienziato,  un programmatore, alcuni robots e sottomarini alla ricerca dei segreti degli Oceani e tramutarli in punti conoscenza.
Il laboratorio sottomarino ...

Ogni giocatore dispone di una plancia personale e di un proprio deposito che indica il settore della stazione dove iniziare il gioco, quante risorse potrà detenere e che sarà possibile espandere durante il gioco.

Il gioco dura 4 turni dove i giocatori eseguiranno una delle due azioni presenti:
- programmare un robot
- svolgere un'attività di ricerca all'interno della stazione con l'ausilio di un robot precedentemente programmato.
In alternativa, una volta per turno, e spendendo 3 gettoni tempo si può programmare un robot senza avanzare lungo la plancia di programmazione.

All'interno di Aquasphere sono presenti due plance comuni: la stazione vera e propria composta di sei compartimenti uguali tra di loro ed una plancia di programmazione dove è possibile programmare il proprio robot, muovendo nello spazio dell'azione corrispondente. Il movimento lungo questa plancia è forzato da alcune frecce direzionali, per cui, durante un turno, sarà possibile programmare solo 3 delle 7 azioni disponibili,tenendo presente che non si possono avere più di 2 robot programmati nella propria plancia giocatore.

Le azioni possibili sono:
dislocare un sottomarino nella stazione
catturare cristalli nella misura indicata dal proprio magazzino
espandere il proprio magazzino
guadagnare gettoni tempo
guadagnare una carta tecnologia
ripulire il settore dagli octopods (una sorta di polpi infestanti)
programmare un robot programmatore


La scheda giocatore (vuota). I cipollopodi (bot) vanno nei quadratini in basso. Sotto i sottomarini.
Sopra è la zona 'programmazion'. A destra il riepilogo dei punteggi parziali e finale.

Per eseguire l'azione lo scienziato presente nella stazione prende il robot programmato in precedenza ed esegue l'azione in uno dei sei settori, pagando l'eventuale movimento da un settore ad un altro con i gettoni tempo che ha a disposizione. 
Completata l'azione il robot prende il possesso del settore interessato. A fine turno il giocatore che controllerà il maggior numero di settori otterrà 6 punti conoscenza, ma attenzione onori ed oneri: per ogni settore controllato infestato dagli octopods il giocatore perderà punti conoscenza in maniera esponenziale.
Quando viene eseguita un'azione in un settore già controllato da un robot proprio o avversario, questi viene spostato in una stanza di attesa attigua e quando il numero dei robot presenti raggiunge un certo livello in funzione del numero dei giocatori, questi robot vengono espulsi dalla stazione e ritornati ai proprietari lasciandone uno per giocatore nella sala di attesa.

Qui si programma il tutto ..
Come di prammatica nei giochi di Feld, i punti si fanno in vari modi, ma in Aquasphere viene introdotto il concetto di barriera tecnologica per cui al raggiungimento dei vari livelli indicati dal segnapunti, per proseguire oltre occorre sacrificare un cristallo o sacrificare un robot programmato.

Quando tutti i giocatori hanno passato, il turno è terminato e vengono assegnati punti conoscenza in funzione di chi ha la maggioranza dei settori, del numero di robot piazzati purchè siano stati dislocati i sottomarini corrispondenti, vengono assegnati gettoni tempo in funzione dei sottomarini giocati e possono essere svolte alcune azioni se i giocatori hanno raccolto le carte tecnologia corrispondenti. Viene preparato il nuovo turno e al termine del quarto turno viene effettuato uno scoring finale al termine del quale il giocatore con il maggior numero di punti conoscenza vince.

Impressioni

La solita point salad? La risposta è no. Innanzitutto perchè alcune azioni non generano punti una volta eseguite, anche se alcune, come l'estensione del magazzino, concorrono a far guadagnare punti nello scoring finale.
Il secondo motivo è che ogni azione ha una sorta di contrappasso che limita la ripetizione della stessa azione ed impone la pianificazione e l'esecuzione di altre azioni (per esempio posso prendere il controllo della maggioranza dei settori della stazione, però se non ripulisco gli stessi dagli octopods rischio di perdere più punti di quanti ne guadagno).
Il gioco quindi impone di pianificare attentamente il proprio turno  non in mera funzione tattica ma seguendo una strategia ben definita a priori. 
Se a questo uniamo il fatto che le azioni disponibili in una partita sono solo 12-15 e le cose da fare sono tante (e più di quanto possiate immaginare dopo il primo turno della prima partita) vedrete subito una coperta stretta che se la tirate da una parte vi rimarrà scoperta dall'altra.

Trovo interessante l'introduzione delle barriere sul tracciato segnapunti altro esempio di quella specie di contrappasso che vi dicevo. Io posso fare un botto di punti, ma se non ho pianificato di avere qualche prezioso minerale con me, tutti questi punti sono vanificati dal fatto che non posso superare la barriera. Ancora un esempio di come è necessario pianificare in Aquasphere.
Volendo parlare di profondità strategica, non riesco ancora pronunciarmi, ma mi sembra di notare che l'obbiettivo imprescindibile di fine partita sia il completamento del magazzino con tutte e sei le lettere diverse per segnare 21+5 punti conoscenza (ricordatevi anche di avere un paio di cristalli con voi, vi torneranno utili quando andrete a marcare i punti). Sembra quasi una monostrategia, però ho fatto ancora poche partite per cui cari lettori stupitemi e smentitemi.
[Fabio - Pinco11] Aquasphere era originariamente fuori dalla mia lista dei desideri, perché ultimamente il buon Feld, che rimane uno dei miei autori preferiti, era uscito, oltre che con alcuni titoli molto interessanti (come Bruges), anche con altri meno all'altezza della sua fama (Amerigo fra tutti) e questo gioco non riuscivo proprio a capirlo leggendo solo le regole. Sapendo dell'edizione italiana in arrivo con Asterion avevo quindi rinviato ad allora il suo acquisto.
Poi ad Essen l'amico Sergio lo inserì tra i suoi acquisti, costringendomi ad una partita - maratona il sabato notte della fiera, quindi l'ho provato al rientro con Faustoxx ed infine riprovato ancora con il mio gruppo abituale ed ho potuto sviluppare a mia volta un'idea sul gioco.
Ad Essen nel suo stand principale :)
Inizio, seguendo l'ordine logico di Faustoxx, con le mie sensazioni sul gameplay e dico che il maggior pregio di Aquasphere risiede probabilmente nel fatto di aver proposto un qualcosa (nel complesso) di finalmente diverso dalle precedenti uscite dell'autore.
Un poco di sensazione di deja vu la abbiamo lo stesso, per carità, perché l'insalata di punti tipica di Trajan o Bora Bora ricompare qua e là, come nei punti di fine turno e partita, dove si contato diverse cosette (solo a fine giro: attiva le carte speciali, prendi tempo pari ai sottomarini, quindi conta le maggioranze, poi vedi quanti cipollopodi hai 'fuori', poi prendi punti per i cristalli e pedine per gli octopussi nei tuo settori ...), ma dove il gioco cambia è nelle meccaniche di 'pestati i piedi allegramente' che propone per il fulcro della partita.
La novità (per Feld) sta quindi nella forte interazione che il gioco propone e caldeggia: ad ogni turno ci si trova infatti a ricercare freneticamente le locazioni sul tabellone che garantiscono il maggior ritorno e nel farlo possiamo andare serenamente a prendere il controllo di settori altrui, così come a portare via al nostro vicino proprio quella occasione che egli avrebbe colto al suo turno e così via. Ci aggiungiamo che le maggioranze sono premiate a fine turno e che ci sono anche delle carte che danno punti quando si combinano piccoli guai agli avversari (rimandogli a casa i cipollopodi - ovvero i segnalini bot - presenti nelle 'riserve' del tabellone centrale) e comprendiamo come l'interazione sia davvero forte, in alcuni punti anche diretta.
Il deposito, con le lettere ..
Per il resto, altra novità rispetto al solito Feld, la profondità strategica (a lungo termine) è soppiantata da quella tattica (a medio e breve), perché all'inizio di ogni turno, è vero, si deve operare una programmazione di massima di ciò che si vorrà fare, studiando la disposizione delle azioni sul 'programmatore' (non sempre tutte le azioni sono fruibili negli abbinamenti desiderati!) ma in ogni giro si deve poi andare a vedere cosa gli altri ti hanno lasciato da fare, tra quello che desideravi.
Torna quindi la logica di fondo alla puzzle game che avevo conosciuto in Bruges, ovvero in ogni giro devi andare a riconsiderare rapidamente l'intero tabellone, per capire quale sia la miglior azione possibile del momento. La possibilità di analysis paralysis è quindi più che concreta ed il gioco è altamente sconsigliato per i giocatori troppo proni alla riflessione profonda (ad ogni giro devono rifare tutti i loro conti ...).
p.s. non credo che la tattica del magazzino multilettera sia necessariamente vincente, perché ti costringe spesso a prendere pezzi che non ti danno altra utilità se non la lettera: se ti gira tutto bene (e gli altri ti lasciano fare) però può essere in certe partite dominante ... ;)

Per quanto riguarda la scalabilità, credo che Aquasphere renda meglio in 4. In 2 giocatori nonostante la presenza del dummy player si tende a farsi i fatti propri limitando l'interazione che in 4 è ben presente nel gioco.
Nella versione a 2, come per tutti i titoli o quasi, il controllo è maggiore ed il tabellone risulta decisamente meno claustrofobico che in 4, visto che si gioca sempre nella stessa base, con lo stesso numero di settori (diminuiscono però i materiali aggiunti in ogni turno). Anche il gioco della maggioranze in due è un attimo snaturato, ma l'esperienza di gioco resta sufficientemente tesa e forse forse potrebbe essere più gradita agli amanti del controllo e quindi meno soggetta a problemi di paralisi da analisi.


I materiali sono di ottima fattura con un minus per la plancia troppo satura e ricca di colore. Molto simpatici gli octopods viola così carini e così costosi in termini di punti conoscenza.
Concordo sul fatto che i componenti siamo buoni ed i mille colori utilizzati danno vivacità, senza portare a troppi problemi di lettura del tutto. Nel complesso quindi il gioco sul tavolo fa un gran bell'effetto, molto meglio di tanti altri titoli di Feld!
Piccoli punti negativi possono essere invece rappresentati dal fatto che le icone della programmazione sulle plance sono piccoline, così come lo sono le mini icone (utili per l'azione speciale di 'riprogrammazione') presenti nei vari settori. Alcuni dei colori di sfondo utilizzati (sempre nelle mini icone) possono confondersi.
L'ambientazione, per quanto so che Fausto la pensa diversamente, resta di quelle appiccicate, anche se lo sforzo compiuto per renderla il più possibile aderente alle meccaniche di gioco si coglie: il problema è che tutto, almeno fino a che non si capiscono le regole, è tutto maledettamente astratto e quindi poco intuitivo (in un Rosenberg questi problemi non li hai, perché è abbastanza logico che se hai fame ammazzi un porco o che se vuoi fare il pane hai bisogno di un forno, o no? Qui invece stai a dire che prendi più punti se completi "tutte le lettere diverse" sugli add on nei magazzini ...). A livello pratico fa una differenza pazzesca se qualcuno al tavolo ve lo spiega (ci entrerete rapidamente dentro) o se dovete capirlo da soli leggendo insieme le regole (ci metterete una vita ...).

Il laboratorio centrale
Dopo alcune produzioni non altezza della sua fama, quest'anno Stefan Feld ha sfornato un gran bel gioco dedicato a gamers assidui che potrebbe diventare una delle pietre miliari della sua ludografia.

Ai posteri l'ardua sentenza, però quello che posso dirvi è che Aquasphere è di gran lunga il mio preferito tra i giochi che ho provato quest'anno ad Essen e spero sia così anche per voi.
Concordo sul fatto che Aquasphere appaia essere un buon titolo e che sia molto al di sopra di quelle che erano le mie aspettative, frustrate dalla lettura di un regolamento che (come molti titoli di Feld) lasciava intuire poco sul modo in cui il gioco poteva girare. Interessante è in particolare la forte interazione ed elegante è il fatto che alla fine al tuo turno hai giusto la scelta tra due cose da fare (poi l'albero delle combinazioni diventa subito ricco di diramazioni,però ..), cose che rendono questo titolo diverso dai precedenti lavori del designer (anche se poi la sua mano si vede benissimo, così come forti sono anche i segni di continuità).
Lo vedo adattissimo a chi gradisce dover continuamente reagire agli spunti che le mosse altrui propongono, nella logica di vedere l'inizio di ogni mossa alla stregua di piccolo rompicapo da risolvere, mentre è meno proponibile a gruppi fortemente amanti del 'controllo' matematico (potenzialmente troppa interazione e variabilità per loro ...) e delle strategie a lungo termine.
In ogni caso rientra tra i titoli 'belli' di Feld.

Segnalo che il gioco è normalmente disponibile, per chi fosse interessato, nel negozio online Egyp.it

[questo articolo è stato scritto da Faustoxx originariamente per la rivista online ILSA e poi ampliato per Giochi sul nostro tavolo, ove è stato anche integrato con le impressioni di Fabiosul gioco] 

4 commenti:

  1. L'ambientazione di questo gioco è una delle cose + strane e poco ispiratrici dai tempi di Vinos...

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. gioco interessante e un po' claustrofobico in quattro, l'ambientazione secondo me la si sente più che in altri german.
    Mi sambra solo che ci siano alcune carte un po' sbilanciate e alcune strategie che se non contrastate (anche a rischio di rovinare il proprio gioco) possano essere un po' troppo dominanti.
    Per il mio gusto personale, poi, c'è un po' troppo colore sul tavolo!

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