lunedì 4 agosto 2014

[Retrospettiva] Feld

Scritto da Fabio (Pinco11)

Stefan Feld  nasce a Gengenbach, in Germania, nel 1970 ed il suo nome diventa decisamente conosciuto nel mondo dei giochi da tavolo tra il 2008 ed il 2011, quando sono pubblicate le più memorabili delle sue ideazioni, divenendo forse l'autore di punta (o quasi) dell'intero game design mondiale.
E' da lui che ho pensato di partire per questa nuova linea di articoli, che ho pensato di dedicare agli autori più noti, compilando per loro una scheda delle principali uscite e riproponendo ai lettori, nel corso della giornata dedicata all'autore, le recensioni a suo tempo uscite riguardo ai suoi titoli più noti.
In questo modo, un poco come accade nei cineforum, si può avere l'occasione di rivedere e magari riscoprire da uno scaffale polveroso titoli che l'ammucchiarsi dei nostri acquisti hanno da tempo coperto.

Gli esordi, la sfida dei "dadi non aleatori" e la "lotta contro le avversità"

Sicuramente la produzione di Feld è andata evolvendosi nel corso del tempo e non risulta del tutto omogenea, visto che l'autore compare sulla scatola di una serie di titoli che lo caratterizzano maggiormente, piuttosto complessi e studiati come il meccanismo di un orologio, con diversi sottogiochi che si intersecano, ma anche di titoli più 'rapidi' ed adatti ad un pubblico ampio, per cui non è così facile inserire la sua figura in un'unica scatola o classificazione.
Noi non possiamo essere sicuri, in realtà, del fatto ci sia stata in Feld una vera evoluzione creativa, partendo da titoli più semplici per andare verso i complessi, perché  anche tranquillamente possibile che l'autore, inizialmente, possa non avere trovato editori pronti a scommettere sulle sue idee più complesse, mentre con il tempo, vedendo che Feld vende, essi si siano aperti ad edizioni di prodotti che sulla carta sono destinati ad ultra appassionati.
Le prime cinque uscite di Feld si collocano, comunque, tra il 2005 ed il 2008 e rivelano le doti del creativo tedesco, tanto da preparargli un crescendo di pubblicazioni negli anni seguenti, tali da inflazionarne un attimo il nome nel recente.

Roma (2005) è edito da Queen Games (quindi già una grande casa) e rappresenta l'esordio di Feld ed è un gioco di carte e dadi per due persone, fruibile in partite di circa tre quarti d'ora. Propone già alcuni caratteri e sfide che saranno poi approfonditi dall'autore negli anni seguenti, perché il gioco è a base di carte e dadi, i cui risultati devono essere imbrigliati ed utilizzati a fini gestionali, e l'abilità del giocatore, come meglio sarà definito nelle seguenti creazioni, sta nel vincere la sua personale battaglia con la fortuna, avendo a disposizione, nelle regole, strumenti per combatterla. Per dirla più semplicemente le meccaniche sono tali che un numero uscito non è mai necessariamente, di per sè, buono o cattivo, essendo fruibile in diversi modi.
Il titolo ottiene un buon riscontro di pubblico, ma non esagerato (è poi solo per due e su BGG tuttora non raggiunge il 7 di voto medio), per cui ancora di Feld non si parla troppo. (qui la recensione del gioco)

Con Rum and Pirates inizia il rapporto, destinato a divenire piuttosto forte, tra Feld e la Alea, marchio del gruppo Ravensburger, che lo andrà ad identificare nel tempo come autore di riferimento per la propria linea dedicata agli esperti.
Il gioco in realtà (ai miei occhi) è tutt'altro che impressionante, sia come componenti (abbiamo un tabellone modulare che riproduce una serie di cunicoli a caselle ed un sacco di tesserine e di omini di plastica - bleah!!), sia come gameplay ed è proposto come titolo adatto anche ai più piccoli, campeggiando sulla scatola un 9+ ed ottenendo una nomination nel premio dei giochi per bambini 'esperti' dagli 8 ai 13 anni. Figlio dell'epoca di uscita (solo dieci anni fa, ma sembra un secolo, a vederlo sul tavolo) non supera ad oggi il 6,5 di voto su BGG, ma da tempo diversi utenti lo propongono come un 'piccolo classico'.

Il 2007 è l'anno della prima consacrazione del nostro Stefan, perché è l'anno di uscita di due titoli che tuttora sono venduti ed apprezzati, ossia Notre Dame e Nell'anno del Dragone, entrambi editi da Alea.
Il primo ottenne raccomandazioni allo Spiel des Jahres ed in numerosi altri premi e, pur proponendosi ancora come un gioco - ponte tra i classico e le idee più feldiane. E' infatti per certi aspetti un precursore, rappresentando titolo al quale molti in seguito si ispireranno, perché ha un tabellone modulare e non tradizionale (assomiglia ad una specie di fiore), propone una meccanica di drafting (scelta) di carte che ispirerà (forse a sua volta ispirato da qualcuno precedente, ma chissà ...) anni dopo anche 7 Wonders e diverse carte personaggio-azione (che vedremo poi nella serie di titoli dei quali I pilastri della terra diverrà uno dei maggiori esponenti). Nel contempo il gioco gira ancora su meccaniche di controllo territorio e posizione che erano propri dei primi anni '2000 e quindi non è visto come un titolo 'di rottura', ma piuttosto come un gioco bello, parzialmente innovativo, ma ancora 'classicheggiante'. 

Considero invece tuttora il secondo (Im Jahr des Drachen) come uno dei suoi migliori titoli, in quanto contiene, per diversi aspetti, uno dei principali fili conduttori del Feld - pensiero.
Il gioco infatti propone ai giocatori la sfida di pianificare, contendendosi tra loro di turno in turno le azioni disponibili, il proprio sviluppo cercando di costruire edifici e di accogliervi collaboratori, facendo fronte alle numerose calamità e disgrazie che il gioco gli destina contro.
Le prime partite in genere risultano terreno fertile per enormi devastazioni, con malattie, carestie ed invasioni che decimano i propri fedeli servitori, ma i germi del genio (parlo dell'autore, non dei giocatori ...) sono tutti qui, perché è in questo titolo che di sviluppa l'elemento di lotta contro le avversità (e non solo contro gli avversari, quindi, che sarà tipico di molti titoli di Feld. (qui la recensione)

Il 2008 - 2010: la diversificazione

Gli anni seguenti vedono uscire diversi titoli del nostro, che sembrano voler dimostrare la ecletticità dell'autore, in quanto diversi sono i generi toccati.
Abbiamo infatti tra di essi, in particolare, un nuovo titolo della Alea, ossia Macao, nel quale (qui la nostra scheda sul gioco) l'autore affronta la sfida dei dadi in modo massiccio, fornendone un set per giocatore. Le risorse che in ogni turno si ottengono sono del tipo del dado prescelto e nella quantità indicata dal dado, ma più alto è il numero prescelto, più tardi se ne potrà ottenere la disponibilità. In questo modo di inserisce un elemento di strategia idoneo ad inibire gli effetti della fortuna.
Altro elemento che compare nel gioco è la presenza di una gran quantità di carte, con vari effetti, aspetto che, ancora, rappresenterà uno dei suoi fili conduttori.

Con The Speicherstadt (qui il nostro articolo) Feld dimostra di essere in grado di proporre anche titoli adatti per il grande pubblico, ideando un gioco a base di carte e con un delicato meccanismo di asta. Tra le varie cose compare anche l'elemento della lotta contro le avversità, visto che periodicamente nei nostri 'magazzini generali' del porto scoppiano incendi, che provocano penalità in capo ai giocatori meno previdenti, ma nel complesso il titolo rappresenta uno dei prodotti più light con il nome di Stefan sulla scatola. Buono il successo ottenuto, tanto da meritarsi una espansione ed una versione deluxe con monete di metallo.

Luna (qui la recensionecostituisce invece un titolo che definirei il 'gestionale' più 'scacchistico' che abbia presente, perché ci si trova di fronte alla sfida di controllare efficacemente non solo le proprie azioni, ma anche quelle degli avversari, dovendo fare molti conti e sfruttare al meglio le occasioni da essi fornite.
Molto celebrale, per nulla attinente al tema di fondo prescelto (elemento, questo, a sua volta tipico di Feld), il gioco ottiene un bel 7.43 di media su BGG e gode di una versione online su Yucata.de.

Oltre ai titoli citati negli stessi anni escono anche Roma II, Il nome della Rosa, Il duello di costruttori dei Pilastri della Terra e il leggero It Happens .. (probabilmente il Feld che ha avuto il minor impatto sul pubblico).

2011: la fama

Dopo tutte le uscite descritte Feld si è oramai fatto un nome ed i titoli da lui ideati sono oramai tra i più attesi quando ne è annunciata l'uscita. A questo punto può proporre quello che vuole, perché è uno degli autori di punta del movimento del boardgame design, per cui si toglie qualche sfizio.

Trajan rappresenta proprio questo (qui la recensione), ossia uno sfizio dell'autore, che propone un gioco la cui ambientazione, nonostante gli apprezzabili sforzi di editore (la Ammonit Spiele, neonata casa, editrice solo di Trajan) ed illustratore, resta del tutto aliena alle meccaniche e che si rivela come una sorta di complesso orologio, con diversi percorsi potenzialmente da seguire per ottenere punti.
L'effetto complessivo  è  quello di un bruciacervelli che vince diversi premi e che si trova stabilmente nella top 50 di sempre do BGG.
Credo che fosse uno dei giochi più elogiati e meno giocati esistenti: l'uscita di una sua versione online ha però forse contribuito a rendere con il tempo meno veritiera questa affermazione.

The Castles of Burgundy (qui la recensione) è riconosciuto come il miglior titolo di Feld nella classifica di BGG, dove occupa la posizione numero 12. Del tutto assente l'ambientazione, qui si devono sfruttare ancora al meglio i dadi per riempire il proprio tabellone composto da esagoni, facendo attenzione ai numeri e colori indicati su di essi ... Veloce (intorno ai 90 minuti a partita), non troppo difficile da imparare, per molti rappresenta uno dei migliori modi per capire Feld senza perdersi in sue ideazioni troppo complicate.

Strasbourg si colloca invece nel filone Speicherstadt, proponendo dinamiche di asta, piazzamento e controllo territorio (qui l'articolo ad esso dedicato).

2012-2013 : l'inflazione

Quando un pittore è 'scoperto' ed acquista notorietà una delle tentazioni alle qual dovrebbe cercare di fuggire è quella di cominciare a dipingere quadri 'a nastro', però si deve anche riconoscere che la tentazione di monetizzare la notorietà è forte ...
Per il nostro Feld negli ultimi anni non è esattamente così, perché i suoi titoli tendono a rimanere coerenti con i filoni delineati nelle precedenti uscite, ma la qualità media, a mio modestissimo parere, è in discesa ...

Rialto
Abbiamo infatti sugli scaffali, oltre a diverse espansioni, Rialto, Amerigo, Bora Bora e Bruges, ben quattro titoli, editi rispettivamente da quattro degli editori tedeschi più noti, ossia Pegasus, Queen, Alea e Hans im Gluck.
Dei primi due non vi parlo molto, rinviandovi alle recensioni comparse sul blog, perché li ritengo di qualità onestamente più bassa rispetto agli altri (tenete però conto del fatto che in genere gli utenti di BGG li hanno mediamente apprezzati, con voti tra il 7 ed il 7,5 di media!!).
Dico solo che Rialto (qui la recensionesi colloca nel filone dei titoli più 'per tutti', con meccaniche di aste, uso di carte e controllo territorio e che Amerigo rappresenta una estrema semplificazione dei suoi giochi 'orologio', abbellito con la presenza di una simpatica torre lanciadadi (qui la recensione).

Bora Bora è invece uno dei suoi classici titoli sul bruciacervello, proponendo ancora una variante sul tema 'uso dei dadi' e si avvicina maggiormente ad una esperienza di gioco più propriamente 'feldiana'. L'ambientazione è quindi (pur gradevolissima la grafica) del tutto pretestuosa ed i calcoli da fare si sprecano. (qui trovate un articolo su di esso)



Chiudo la carrellata con Bruges, gioco (qui la recensione) che rappresenta una sorta di ponte tra i titoli complessi e quelli per tutti.
Esso riprende i temi dell'uso delle carte che già avevamo visto in Macao, potenziandolo però in modo significativo, visto che esse recano maggiore quantità di testo ed interagiscono molto tra loro, nonché il 'pallino' di sempre dell'autore, ovvero i dadi, come al solito del tutto alieni alla loro originale logica di decenni fa, ossia quella del "rolla e muovi". C'è, infine, anche il tema della lotta contro le calamità che lo sviluppo del gioco ti spinge ad affrontare, oltre ai tuoi avversari.
A me il gioco è piaciuto molto, ma segnalo che sono stato il più entusiasta dei miei compagni di gioco: in ogni caso a breve leggo che sarà tradotto in italiano, eliminando così la barriera linguistica che a lungo ne ha impedito la fruizione anche ai non tedesco o anglo parlanti (o non patiti di collage).

Due parole per chiudere

Tanti anni fa avevo la passione dei fumetti ed avevo imparato con il tempo che all'inizio si acquista e legge un fumetto in modo distratto e casuale, giusto perché si vuole leggere un Nathan Never o un X-Men , attratti dal personaggio. Poi, gradualmente, scopri che, per quanto il protagonista sia lo stesso, tutto cambia una cifra a seconda di chi lo disegna e di chi è l'autore della storia. Capisci, insomma, qual'è il valore dei creativi che stanno dietro.
Lo stesso, mutatis mutandis, vale anche per i giochi da tavolo, perché ti trovi con il tempo a verificare quanto sia facile che diversi titoli dello stesso autore ti piacciano, non tanto perché è bello allinearli sullo scaffale, quanto perché ti trovi ad essere attratto dal tipo di sfida che lui sa proporti.
Per questo ho pensato a questo articolo, dedicato ad uno dei miei autori preferiti, ossia Stefan Feld.
Non tutti i suoi titoli mi sono piaciuti allo stesso modo ed alcuni (pochi) non li ho nemmeno comprati, perché so abbastanza cosa mi può piacere e cosa si colloca fuori dal mio ideale di gioco, ma so che l'autore produce, mediamente, ottime cose.
Spero nella carrellata di essere riuscito a mettere in luce i principali filoni che caratterizzano, nel mio pensiero, la sua produzione.
Il primo è il tema dei dadi, componente che a lui piace utilizzare in gran quantità, quasi a voler dimostrare ripetutamente come essi, di solito simbolo dell'aleatorità, possano essere imbrigliati ed efficacemente utilizzati come semplice elemento randomico, senza privare in alcun modo i suoi giochi della possibilità per il giocatore di controllare appieno e pianificare con strategie profonde il proprio destino.
Il secondo è l'uso delle carte ricche di effetti, quasi una sorta di ponte tra il german  e l'american. Gli effetti delle carte (vedi Bruges, ma anche il futuro La Isla) restano abbastanza immediati ed ogni carta può essere fruita in diversi modi, ma la complessità delle loro interazioni è significativa: l'effetto finale (vedi anche Macao) resta tipicamente german, perché quello che si è spinti a fare in ogni turno è il risolvere una specie di puzzle, ma non siamo poi così sideralmente lontani da esperienze come quelle dei giochi di carte collezionabili. Ancora mondi diversi, ma non irraggiungibili.

Poi abbiamo la lotta contro le avversità, perché a Feld non piace che si lotti solo tra giocatori, proponendo, quando può, anche delle sfide che possono tagliare le gambe ai partecipanti che non si attrezzino adeguatamente. A volte la sfida è stata il succo del gioco (l'anno del dragone), altre solo un elemento di contorno (Speicherstadt o Brugge), ma questo aspetto compare spesso ...
Ultima caratteristica, tipica solo della produzione più 'per heavy gamers', che è poi quella che a me piace di più, è quella della presenza di diversi 'sottogiochi', ovvero diversi settori, a volte anche fisici della mappa, sui quali ci si può concentrare per 'fare punti'. Alla fine tutto fila sorprendentemente in modo equilibrato, proponendosi di fronte ai giocatori diverse strade per la vittoria: riprendendo il paragone da me fatto più volte il bello è vedere come le ruote degli ingranaggi girano. L'ambientazione latita, lo so, ma se ti piace guardare un orologio attraverso un vetro Feld è quello che fa per te .. ;)

Beh, cosa ne dite? Se siete feldofili condividete i mie gusti? Se non lo siete, vi ho un pochetto incuriositi?

p.s. per comodità ripropongo in uscita, assieme a questo articolo, anche qualche vecchia recensione uscita su alcuni dei titoli citati, tanto per spingervi a tirarli giù dallo scaffale o, magari, ad andare a cercare di accaparrarveli ;)

18 commenti:

  1. Articolo magistrale Fabio, complimenti.
    Io non sono un Feldiano e come capolavoro considero solo Nell'Anno del Dragone, poi un po' sotto, Burgundy. Gli altri li trovo buoni giochi, ma non eccezionali, almeno non per le mie corde.

    RispondiElimina
  2. P.s. Ora vogliamo Gerdts e Chvatil ;)

    RispondiElimina
  3. Notizia recente: BRUGES verrà pubblicato a breve in italiano da dV Giochi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ne avevo avuto notizia, ma non era ufficiale e mi ero limitato ad accennare la cosa nell'articolo. Ne sono lieto e spero che ciò contribuirà alla diffusione di un titolo che mi è piaciuto al punto da autotradurmi l'espansione tedesca per poterlo giocare in 5 ;)

      Elimina
  4. Bel pezzo. Credo di esser proprio un Feldiano convinto. Il mio preferito rimane Burgundy, titolo a mio avviso elegantissimo e nella mia top5 assoluta, e mi piace anche molto Notre Dame. Trajan mi piace ma causa una certa paralisi da mancala effettivamente rimane sullo scaffale: difficilmente riesco a trovar la serata giusta per tirarlo fuori. Provato anche Speicherstadt, carino ma non il miglior Feld.
    Credo che col tempo mi procurerò tutti gli altri, non so ancora se prima Bora Bora o In the year of the Dragon, per il semplice fatto che oramai "mi fido di Feld", come compro al volo ogni nuovo libro di stephen king senza leggerne la trama (anzi non la leggo di proposito).

    @agza: Burgundy sotto In the year of the dragon ? Guarda che lo prendo, ma sappi che per star sopra a Burgundy devo trovarci anche un paio di tette nella scatola.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di Burgundy ho un buon (se non ottimo) ricordo complessivo, però anche i miei occhi lo avevano, in senso negativo, perché, complice la luce soffusa delle partite serali con la moglie, mi sono mezzo cecato a cercare di distinguere le simpatiche miniillustrazioni degli edifici sulle minitessere esagonali ... accidentalloro ... ;)

      L'anno del dragone è oggi leggermente 'datato', però ai suoi tempi era decisamente un titolo abbastanza innovativo e la cosa non è che accada spesso, di recente ... ;)

      p.s. per gli add-on nella scatola mi sa che ti devi rassegnare a scaricarli altrove da internet ;) i tedeschi, come massimo della trasgressione, al limite ti mettono una cacca di legno (scherzo, ma non troppo: pare che l'inserimento di 'cacche' da pestare o simili sia un elemento considerato generalmente fonte di ilarità nei giochi per famiglie ... me lo confidava un amico autore che aveva visto pubblicato un suo titolo da un editore tedesco ...), ma niente di potenzialmente vietato ai minori!!

      Elimina
    2. Si, i colori sono davvero agghiaccianti, tenuto poi presente che di norma si gioca la sera...
      Concordo, davvero mal pennellati.

      Elimina
  5. Ah ah ah C'è sempre un pò di acredine nei confronti di Trajan -sopratutto da parte di chi non lo sa giocare temo- ma almeno la maggior parte accampa scuse sui mille modi di far punti, sull'ambientazione posticcia...l'affermazione, ovviamente del tutto indimostrabile ed arbitraria, che sia "il gioco più elogiato e meno giocato" ancora mi mancava all'elenco! ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se non ricordo male Fabio si è classificato per la finale nazionale di Trajan, per cui...
      ...il non apprezzare troppo un gioco non significa non essere in grado di giudicarlo ;)

      Elimina
  6. Lunga vita a Feld!! V.v
    Aggiungo tra le sue caratteristiche abbastanza ricorsive:
    - il numero 7: notredame ha 7 settori, rialto ha 7 azioni, amerigo ha 7 colori, trajan ha 6 azioni + l'azione special triggerabile coi pippolini del colore giusto, 7 sono anche le azioni dell'anno del dragone, etc...

    il numero 7 pare essere il numero più adatto per garantire molte scelte, ma non troppe.
    tra l'altro, molto spesso sono le stesse cose. cioè una di queste 7 è quasi sempre l'ordine di turno.
    un'altra, è quasi sempre la peste/minaccia/pirati/ pane et circense...

    - salvo rari casi, tipo il poco apprezzato Bora Bora, l'autore tende a seguire questa (sua?) massima:
    poche scelte(3 in notredame), molto chiare (si capiscono subito pro e contro), e significative (non è per un cavolo facile scegliere, perchè son tutte e 3 opzioni valide).

    a differenza di Rosenberg, che introduce n-mila possibili azioni e sottoazioni, rendendo molto lenta e noiosa la fase di scelta (si perde tempo a capire cosa si può fare, anzichè valutare e scegliere cosa è meglio fare) Feld parla sempre molto schietto: se fai A, rinunci a B, e però ottieni C. Se fai B, bè, rinuncia ad A, a C, ma magari è meglio perchè dopo potrai far D....

    da qui la bellezza dei suoi giochi: la qualità e l'immediatezza delle scelte che ti vengono proposte.


    continua con questi articoli, son molto interessanti! =)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bella questa cosa del 7, non l'avevo mai notata. Anche se a ItYotD aggiungo sempre la muraglia, per cui diventano 8. :)
      Comunque a me la prima cosa che viene in mente con Feld è Points Salad :D

      Elimina
    2. Per me Feld è un grande perché riesce a creare delle meccaniche sempre originali e in cui tutto si incastra magistralmente. Certamente a molti non piace l'effetto collage di alcuni suoi giochi e ci sono senza dubbio autori più "eleganti", che riescono con pochi pezzi e poche regole a creare comunque dei capolavori (mi viene in mente Gerdts), ma Feld ti colpisce con la sua complessità regolata come un orologio svizzero. Spesso molti criticano Feld per la sua "insalata di punti", però i suoi giochi più complessi sono dei veri rompicapo in cui ci sono molte vie per fare punti ed in cui vince chi ottimizza meglio ogni sua mossa. In più si è dimostrato molto eclettico nella sua produzione svariando attraverso tutte le meccaniche degli euro games e proponendo giochi di diverso spessore e complessità, dai rompicapo agli svaghi divertenti. Spesso viene criticata anche la pochezza delle sue ambientazioni, ma ci sono autori che rifanno lo stesso gioco cambiando solo il nome e la location, mentre Feld mi stupisce ogni volta che provo un suo gioco nuovo. Certamente la sua prolificità lo porta a creare anche delle ciofeche (IMHO), ma io continuo a preferire un innovatore a chi punta sull'usato garantito. Complimenti all'autore dell'articolo e mi accodo a chi chiede altre monografie del genere, in particolare per il mio autore preferito Gerdts e per un altro genio del male, Wallace.

      Elimina
  7. La 'rosa dei venti' di Macao ha 7 lati.

    RispondiElimina
  8. Bellissimo articolo. Utile a rispolverare i giochi dallo scaffale e le recensioni dal sito (per chi come me il blog lo ha conosciuto non troppo presto).
    Burgundy per me un capolavoro assoluto, con l'uso dei dadi e la relativa ottimizzazione davvero ben pensata, detto da chi i dadi, dopo averli usati tantissimo da ragazzino, tentava un po' di schivarli.

    RispondiElimina
  9. Feldiano di vecchia data mi ritrovo in tutto quelli che hai scritto....peraltro ho avuto il piacere di chiacchierare con lui ad Essen e mi ha detto chiaramente che nei suoi giochi vuole mettere il giocatore sempre di fronte a scelte cruciali tutte valide che si intersecano secondo strategie differenti e che offrono scenari di partita sempre molto diversi tra loro....Aggiungo che spesso Feld o si ama o si odia e che anche quanfo confeziona un prodotto di qualità inferiore ai suoi standard riesce a divertirtmi e a intrigarmi...con i suoi giochi mi regala battaglie all'ultimo punto con mia moglie...quando glie l'ho detto si é fatto una bella risata dicendomi ma non é che litigate per colpa di una partita con i miei giochi....complimenti per l'articolo e lunga vita a Stefan!

    RispondiElimina
  10. Molto bella l'idea delle Retrospettive! Bravo!

    RispondiElimina
  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  12. Una retrospettiva ampia degli autori la trovo molto bella e interessante. Essendo un amante dei giochi senza l'ansia di dover provare solo i più recenti, trovo molto utile questo nuovo filone del blog.

    Di Feld ho provato solo tre suoi titoli (Notre Dame, Im Jahr des Drachen, The Castles of Burgundy) non rimanendo mai deluso (anzi!).
    Una panoramica ampia di tutti i suoi titoli mi permetterà di scegliere un altro suo gioco con più cognizione di causa.
    Bravo!

    RispondiElimina